di Giorgio Bongiovanni
Palermo 10 ottobre 2002. Aula bunker del carcere di Pagliarelli. Finalmente lo sentiamo dal vivo. Nino Giuffré sta deponendo al procedimento d’appello per l’omicidio dei fratelli Sceusa. L’accusa a suo carico è di omicidio e in primo grado è già stato condannato all’ergastolo. Le sue dichiarazioni di colpevolezza getteranno nuova luce su esecutori e mandanti che hanno concorso al delitto. In aula il suo avvocato difensore Lucia Falzone ascolta attentamente domande e risposte affinché venga rispettato l’assoluto riserbo su temi che esulano dall’argomento del giorno. In un attimo di pausa ci concede due battute a caldo.
Avvocato, come si sta comportando il suo assitito?
Mi pare che emerga quella correttezza che è dovuta da parte di ogni imputato sia nei confronti della Corte che dei vari operatori, quindi al Procuratore Generale e agli avvocati.
Noto che vi è una grande attenzione affinché l’oggetto della discussione sia sempre inerente al processo in corso, anche se non le nego che c’è grande aspettativa.
L’aspettativa è comprensibile e legittima, però è altrettanto evidente che dobbiamo occuparci del singolo processo, come previsto dalla legge. Non è possibile pensare di processare Giuffré per tutti i reati che ha commesso, anche perché vi sono altri procedimenti penali pendenti. Considerate, poi, che noi, contemporaneamente all’attività dibattimentale, svolgiamo un enorme lavoro di raccolta delle sue dichiarazioni. E dobbiamo farlo entro quel termine di sei mesi previsto dalla legge entro il quale il Giuffré deve riferire quali sono i temi della sua collaborazione, per cui siamo impegnati su due fronti.
Per quando riguarda il processo a Gaspare Giudice, si sa già quando parteciperà?
No, stiamo preparando una scaletta di scadenze a seconda dei tempi e delle emergenze processuali. Nel caso specifico Giuffré è già imputato ed è chiaro che modificando la sua posizione sarà chiamato a testimoniare anche a quel dibattimento.
Lei smentisce o conferma le dichiarazioni dei giornali secondo cui Giuffré avrebbe affermato di non essere coinvolto nell’omicidio dell’imprenditore Mico Geraci e che abbia alluso, in tal senso, ad una responsabilità del Provenzano?
Non posso né confermare né smentire perché lei mi farebbe commettere un reato e lei lo sa. Il problema di certe indiscrezioni è proprio questo! Quando sarà il momento il mio assistito non si sottrarrà alle domande, così come ha fatto finora. Su quanto è oggetto di verbalizzazione in sede di indagine non mi ponga altre domande altrimenti potrò solo risponderle con un no-comment.
Comunque Giuffré riferisce di omicidi che sono stati compiuti a Caccamo che ha compiuto...
Aspettate, aspettate, un attimo di pazienza... Capisco che è un po’ di tempo che vi lamentavate della «calma piatta», ma ci sono dei tempi processuali. E’ comprensibile che siamo di fronte ad una «Notizia», che è sicuramente anche una grande novità rispetto al passato per il momento storico in cui sta avvenendo questa collaborazione.
Certo. E’ una novità assoluta. Sta collaborando un componente della Commissione che fa parte della corrente di Provenzano. Credo che sia l’unico.
Esattamente. Ecco perché bisogna aspettare.
ANTIMAFIADuemila N°26














