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Finiti in manette per mafia il re della sanità Aiello e due marescialli della Procura che gli passavano le informazioni
di Anna Petrozzi



«In guerra i traditori si fucilavano». Non fa giri di parole il Procuratore di Palermo Pietro Grasso per sottolineare la gravità dell’ennesimo attacco all’ufficio da lui diretto. Questa volta il colpo, però, è venuto dall’interno, da quegli stessi uomini che lottavano fianco a fianco con i magistrati in prima linea contro il crimine organizzato. Che come sempre sono stati esposti ad un pericolo gravissimo.
 «E’ stata messa a rischio la vita dei pm» ha dichiarato infatti Grasso nella prima conferenza stampa seguita agli arresti dell’imprenditore più facoltoso di Sicilia, Michele Aiello imputato di associazione mafiosa, Giuseppe Ciuro maresciallo della Guardia di Finanza e strettissimo collaboratore del sostituto procuratore Antonio Ingroia, e Giorgio Riolo, maresciallo dei Carabinieri in servizio presso la sezione anticrimine del Ros di Palermo e tecnico esperto impiegato nella ricerca di latitanti tra cui Bernardo Provenzano, imputati di concorso esterno in associazione mafiosa.
Sono questi ultimi ovviamente i due traditori al centro di un’inchiesta «dolorosa» che va allargandosi di giorno in giorno coinvolgendo altri insospettabili.
«Questi individui - scrive il Gip Giacomo Montalbano nell’ordinanza di custodia cautelare - con il loro deliberato tradimento, consistito nella rivelazione all’Aiello di informazioni riservatissime oggetto di segreto d’ufficio sottratte alla procura della Repubblica di  Palermo, nonché acquisite presso organi di polizia giudiziaria e altri uffici pubblici hanno fornito un contributo sistematicamente reiterato nel tempo e di grandissima importanza all’intera organizzazione criminale e non solo al singolo indagato mafioso Aiello Michele. L’attività criminosa dai due operata di concerto e complemento l’una con l’altra ha consentito al Ciuro - ben introdotto all’intero della Procura di Palermo - di carpire notizie riservatissime a personale di segreteria sfruttando la buona fede di taluno di loro o le necessità di talaltro grazie alla documentata rete di conoscenze e agganci in alto loco che egli può vantare anche in ambito politico».
Addirittura il Ciuro, secondo il giudice, teneva sotto controllo i magistrati più impegnati, monitorandone «per conto di Aiello, quindi di Cosa Nostra» riunioni e incontri e fornendo persino l’interpretazione delle mosse scelte dai Pm. nella lotta alla criminalità organizzata.
Uno shock per i procuratori che non erano al corrente dell’indagine in corso. Praticamente la maggioranza, fatta eccezione per l’aggiunto Giuseppe Pignatone, per i sostituti Di Matteo, Prestipino e De Lucia che hanno svolto lo spiacevole lavoro, il Pm. Antonio Ingroia informato poiché Ciuro era il suo principale collaboratore e pochi altri.
Una situazione imbarazzante e delicata che vedeva coinvolta anche la famiglia di Ingroia poiché un’impresa edile di Aiello, su raccomandazione di Ciuro, stava effettuando lavori proprio nella casa di campagna dei suoi genitori. «Ingroia, quando lo ha saputo - ha spiegato il Procuratore Grasso - mi ha chiesto consiglio, se sospendere l’incarico o fare altro. Gli ho detto allora che era meglio accelerare i lavori e non revocare nulla per non insospettire l’indagato».
Nemmeno questo vile colpo basso però è riuscito a riunire il fronte antimafia, anzi ne ha alimentato gli scontri e le polemiche, culminate nella solita interminabile infuocata riunione notturna. Il problema è sempre lo stesso: la mancata circolazione delle informazioni. Ancora più difficile oggi visto che non sono ancora spuntate tutte le talpe e che il clima di sospetto ha reso ancora più spessa l’aria già pesante dei corridoi palermitani.
Si susseguono intanto in questi giorni gli interrogatori di tutti gli indagati. Ciuro ha ammesso di aver fornito informazioni ad Aiello ma perché suo amico non certo per favorire Cosa Nostra; Riolo ha sostenuto di avere millantato notizie spacciandole per vere, ma quando gli hanno fatto notare che quanto da lui riferito corrispondeva alla realtà dei fatti, si è detto un uomo molto sfortunato.
L’ultimo tratto in arresto, dopo aver ricevuto un avviso di garanzia per concorso esterno,  è Aldo Carcione cugino e socio dell’imprenditore Aiello al quale è stato contestato il reato di violazione del sistema informatico della procura di Palermo con il medesimo fine degli altri: tenere informato il patron di Bagheria.

Dieci milioni di euro


Ad inchiodare Michele Aiello, il primo contribuente della regione Sicilia, è stata la precisa complementarità tra le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Salvatore Barbagallo, uomo d’onore della famiglia di Caccamo, lo ha indicato come soggetto inserito nel contesto mafioso bagherese, assai significativamente vicino a Giammanco Nicolò, capo dell’Ufficio Tecnico del Comune di Bagheria e ritenuto dai giudici come favoreggiatore di Bernardo Provenzano. Ma chi ha fornito agli inquirenti le prove e i riscontri del suo coinvolgimento attivo con Cosa Nostra è stato ancora una volta Antonino Giuffré. Che anche in questo caso ha svolto un ruolo decisivo nell’accertamento degli elementi indiziari al vaglio degli inquirenti, tale da consentire al Gip Montalbano di asserire che l’Aiello «dagli atti risulta pienamente, organicamente ed assai operativamente inserito nell’ambito del contesto associativo mafioso anche con inquietanti colleganze con ambienti del mondo politico ed istituzionale siciliano».
L’ex capo del mandamento di Caccamo lo indica come il detentore del monopolio per l’edificazione delle strade interpoderali, un settore dell’edilizia urbana molto proficuo per Cosa Nostra e uno di quegli affari redditizi che curava Giuffré in prima persona.
«Vi sono delle strade che interessano a noi perché ci sono persone a noi vicine, uomini d’onore che hanno bisogno nelle loro campagne di queste strade, ragion per cui noi interveniamo direttamente... in modo particolare un caso, per quello che mi ricordo, al mio paese, ai fratelli LIBERTO che avevano fatto una progettazione di una strada e non venivano mai in porto; successivamente grazie a un mio interessamento presso l’AIELLO, diciamo che nel giro di pochissimo tempo gli hanno fatto la strada».
Le regole della collaborazione sono sempre le stesse: chiunque deve fare un lavoro in Sicilia deve prima «mettersi a posto» con la famiglia del territorio corrispondente e così facendo Aiello poteva aggiudicarsi il lavoro soddisfacendo anche le richieste dei mafiosi.
«Quando lui (Aiello ndr.) doveva iniziare un lavoro in un comune, o nella provincia di Palermo, o in altra provincia della Sicilia, prima di andare a portare le macchine, ad iniziare i lavori, me lo facevano sapere a me e io ne davo informazione alla Famiglia del posto che il signor Aiello doveva andare a iniziare in lavoro; fatto questo poi successivamente quando finivano i lavori veniva corrisposta...».
Interrogato dai magistrati Aiello ha sostenuto di essere una vittima del classico pizzo mafioso che ha sempre pagato per poter lavorare in tranquillità.
Sul punto Giuffré risponde nettamente alla domanda di precisazione postagli dal Pm. Massimo Russo durante un interrogatorio svoltosi il 13 novembre 2002:
«Non direi, non direi proprio, AIELLO non direi che è una vittima, perché diciamo che tutto questo fa parte del gioco imprenditoriale, appositamente, che quando si aggiudicano un lavoro e prima di andare a mettere le mani in un determinato posto, ci si deve mettere in contatto con Cosa Nostra».
Anche perché - ha continuato a spiegare il collaboratore - il facoltoso imprenditore godeva di accordi e protezioni ai livelli più alti, sia all’interno che all’esterno dell’organizzazione criminale.
«Dal momento che lui ha il monopolio della aggiudicazione delle strade interpoderali - diciamo «quasi», perché ce ne sono altre imprese che lo fanno - ma diciamo che punto di riferimento molto importante è la copertura delle spalle presso politica ed il discorso che ci facciamo direttamente noi; e lui in modo particolare diciamo che ha un discorso direttamente da PROVENZANO».
E proprio dal capo latitante Giuffré aveva infatti avuto l’ordine di occuparsi personalmente dell’Aiello con il quale «nel tempo il rapporto si andava consolidando».
In particolare «Aiello si era messo a disposizione di Nino Gargano e Nicola Eucaliptus. Proprio quest’ultimo mi confidò che l’Aiello gli aveva consegnato cento milioni per le esigenze della famiglia ed in particolare per quelle dei detenuti».
Ancora di più quando Eucaliptus venne arrestato Aiello chiese direttamente a Giuffré a chi dovesse rivolgersi per la «messa a posto».
«Dopo averne parlato con Provenzano - ha proseguito Giuffré - e con il suo accordo, mi occupai personalmente di mettere l’Aiello nella mani di Pietro Lo Iacono».
In effetti poco prima di essere arrestato nell’aprile del 2002 su richiesta del Provenzano, a sua volta sollecitato da Lo Iacono, Giuffré si era occupato della messa a posto di Aiello per dei lavori che intendeva svolgere sul territorio di Messina.
A riprova delle sue dichiarazioni il collaboratore ha fatto trovare alle forze dell’ordine un vaso di vetro in cui erano contenute decine di pizzini: i foglietti della corrispondenza e della contabilità intrattenuta con gli altri mafiosi e soprattutto con Provenzano.
Tra le varie comunicazioni moltissime sono le questioni di «messa a posto», il «ramo aziendale» di Cosa Nostra gestito dal Giuffré e numerosi i riferimenti ad Aiello scambiati con il boss.

«Senti assieme, al tuo presente, ti mando 21m.l. Saldo per strade Aiello, tuo paese conferma che le ricevi».

Interrogato dai Pm. sul significato del pizzino datato 25 Aprile 2001 il pentito lo ha così decifrato:

«... 2001... aveva fatto diverse strade l’ing. Aiello in territorio di Caccamo e fra le ultime che io ricordo alcune che aveva fatto in contrada Manchi... [...] se ricordo bene sono tutte strade interpoderali. [...] ... e siccome erano più di una strada, cioè le strade interpoderali se io vado.. ora.. con la memoria bene hanno un rapporto limitato, cioè dovrebbe essere circa 400 milioni per ogni lotto di strade, quindi anche come lunghezza di strada è un discorso molto limitato. In contrada Manchi, se io ricordo bene, sono stati accorpati più lotti di strade interpoderali contigue fino a realizzare tutta la lunghezza della strada che... E tra l’altro questa era una strada che interessava ai fratelli Muce’ di Caccamo e appositamente  questi 21 milioni sono appositamente per questo lavoro».

In questo caso, hanno notato i magistrati, è stata fatta un’eccezione alla regola di Cosa nostra poiché solitamente è il Giuffré a inviare i compensi in denaro al Provenzano e non il contrario. Il collaboratore ha spiegato la particolarità del caso dovuta allo speciale legame del Capo mafioso a Bagheria.

«E’ successo che nell’ultimo periodo avevo pregato il Provenzano di occuparsene di persona sui discorsi miei di Bagheria tanto é vero che tutti i discorsi di Bagheria giravano per motivi, diciamo, particolari, che poi magari più in là possiamo anche spiegare... passavano per le mani di Provenzano e cioè sia i discorsi dell’ing. Aiello che li faceva passare tramite Pietro Lo Iacono e al Provenzano e poi il Provenzano li faceva avere a me, viceversa come si è visto anche nei fatti... i discorsi miei li facevo passare da Provenzano e Provenzano li faceva arrivare a Bagheria. Il tutto, diciamo che in una parola anche per evitare che ci fossero dei passaggi con qualche paesano mio di Caccamo».

Già da queste prime affermazioni del Giuffré, considerato pienamente attendibile, emerge secondo il giudice Montalbano «l’inserimento organico dell’Aiello in Cosa Nostra (così come i suoi particolari rapporti con la famiglia di Bagheria e lo stesso Provenzano), originariamente connesso alla sua attività nel settore della realizzazione delle strade  interpoderali» agevolata principalmente dalle sue relazioni con esponenti di spicco della famiglia di Bagheria come i fratelli Rinella di Trabia e Eucaliptus Nicola, altro uomo d’onore legato a Provenzano.
Un ulteriore riscontro a quanto sostenuto da Giuffré proviene da un’altra inchiesta di grandissima importanza condotta sulle tracce del Provenzano che ha portato al noto processo Grande Oriente fondato sulle dichiarazioni del confidente del ROS Luigi Ilardo al colonnello dei carabinieri Michele Riccio.
 Anche in questo caso è stato un pizzino a rivelare l’interesse di Provenzano affinché venisse concesso un appalto per una strada interpoderale ad Aiello. A consegnare la missiva Simone Castello considerato il «postino» di Provenzano e condannato nell’ambito dello stesso procedimento per associazione mafiosa; mentre a riceverla Barbieri Carmelo altro uomo d’onore.

«Ditta Aiello: deve fare lavoro strada interpoderale a Bubudello. Lago di Pergusa ENNA. Ditta Aiello deve fare lavoro strada interpoderale al Bivio Catena Piazza Armerina».

Secondo gli accertamenti del ROS effettivamente la strada presso il Lago di Pergusa venne realizzata da una ditta individuale intestata a Testa Nicolò, la quale aveva la stessa sede di una serie di imprese di proprietà di Aiello Michele quali la Edil Costruzioni S.r.l., Tuttedil S.r.l. e Radiosystems protection S.r.l. tutte situate a Bagheria.
Per quanto concerne invece il «Bivio Catena Piazza Armerina» la PG. ha messo in luce il collegamento con un altro facoltoso imprenditore di Enna Bevilacqua Giuseppe, suocero di Bevilacqua Raffaele tratto in arresto in data 24 luglio 2003 perché ritenuto dagli inquirenti il rappresentante provinciale di Cosa Nostra nella provincia di Enna.
Dopo aver verificato dettagliatamente tutte le informazioni fornite dal collaboratore il giudice ha tratto le sue prime conclusioni circa le responsabilità dell’Aiello.
«E’ emerso innanzitutto - si legge nel documento - che effettivamente tutte le strade di penetrazione agraria cui il Giuffré ha fatto riferimento sono state realizzare dall’Aiello ovvero da imprese a lui riconducibili. Non può dunque dubitarsi - e del resto è documentata nel biglietto già sopra riportato - la sistematica attività di «messa a posto» dell’Aiello, per garantire la quale, talora in tempi addirittura «anticipati» rispetto alla stessa esecuzione dei lavori, si è attivato direttamente il Provenzano, contattato attraverso canali «autonomi» dell’Aiello, utilizzati direttamente da quest’ultimo anche per far recapitale al destinatario finale, la famiglia mafiosa della zona ove i lavori erano stati realizzati ovvero dovevano essere ancora iniziati, la «tangente» al cui pagamento non possono sottrarsi, come è noto, neppure gli imprenditori affiliati all’organizzazione mafiosa, quando operano fuori dal loro territorio di competenza».
Quanto ai legami con i fratelli Rinella, della famiglia di Trabia, che ha sostenuto il Giuffré «conoscono l’Aiello da venti anni e hanno da sempre rapporti con lui», e con Nicolò Eucaliptus di Bagheria sono delle intercettazioni ambientali e telefoniche a fungere da prova.
Ascoltati mentre viaggiavano a bordo della loro auto Nicolò Eucaliptus e suo fratello Salvatore facevano esplicito riferimento «all’ingegnere», appellativo utilizzato in generale per riferirsi ad Aiello, con il quale avrebbero avuto alcuni appuntamenti. Gli appostamenti e i pedinamenti effettuati dall’autorità giudiziaria hanno confermato l’ingresso dei due, per ben due volte, la mattina dell’11 febbraio 2003, nella clinica Santa Teresa di proprietà dell’indagato nei confronti del quale usavano la massima cautela per paura di «consumarlo».

ES: EUCALIPTUS Salvatore;

EN: EUCALIPTUS Nicolo’.
….omissis…
ES:    e quindi stanno togliendo questa cosa…io mercoledì nel pomeriggio ho l’appuntamento con l’ingegnere… ci siamo dati l’appuntamento… ora lui è venuto di nuovo dice Carlo… diceva … inc… che deve venire lui
EN:    ma dove?
ES:    là dall’ingegnere
EN:    come l’ingegnere… ci deve venire? Ma lui dall’ingegnere che cazzo ci deve venire a fare?
ES:    non capisce un c… quando io parlo non è che mi capisce…
….omissis…
ES:    dove andiamo?
EN:    fermati qua, dovrei parlare con l’ingegnere
ES:    scrivere qualcosa di particolare…è che non ho neanche i bigliettini… qua…
EN:    no, poi ci vai tu solo dall’ingegnere
ES:    glielo dici che poi lo vado a trovare…
EN:    con me non c’è…
ES:    io non…
EN:    …inc…
ES:    l’altra volta non ci sono andato per…
EN:    noi altri meno ci andiamo nell’ingegnere…noi dall’ingegnere ci dobbiamo andare per le cose utili nostre… punto e basta…
[…]
EN:(“noi altri meno ci andiamo nell’ingegnere…noi dall’ingegnere ci dobbiamo andare per le cose utili nostre… punto e basta… l’ingegnere no…non dobbiamo andare a consumare l’ingegnere noi altri…”).

Interessante e molto compromettente sul punto anche lo scambio di battute tra l’Aiello e il maresciallo Riolo sul rientro a Bagheria di un mafioso in licenza. Mentre l’ingegnere si riferisce a Leonardo Greco, Riolo intende Eucaliptus. Anche in questo caso la raccomandazione è di massima attenzione.

G: Giorgio Riolo
A: Aiello Michele

G:    c’èèè quello stronzo in giro èèè
A:    ho capito …
G:    lo sai ?
A:    no no … non so chi sia … ah ! sì no … non lo sapevo … in giro è ?
G:    sì …
A:    un altro permesso gli hanno dato ?
G:    no no no no … quello che viene daaaa … da Messina …
A:    ah ! ho capito … sì ma quello non ci mette neanche piede lì da me …
G:    uhm uhm …
A:    ormai è da circaaaa … quattro mesi … tre mesi che non viene più … tutta l’estate … hai capito ?
G:    uhm … va beh … (incomprensibile si accavallano le voci, ndr) …
A:    speriamo che non venga proprio ora …
G:    siccome … sic … siccome sta … aaaaa … qua in giro …
A:    sì sì … la moglie si è venuta a fare ieri … perché ha avuto una colica renale … una cosa brutta a quanto pa … ma quella è venuta … solo la moglie … per fortuna che è successo ieri allora … e non è successo oggi …
G:    eh !
A:    va bene ?
G:    d’accordo …
A:    okay staremo più attenti …
G:    ummm va bene … tu il pomeriggio che stai lì ooooo … o rima … perché io stoooo diiii … in zona da te …
A:    ho capi …
G:    … (incomprensibile si accavallano le voci, ndr) …
A:    iooo nel pomeriggio sono lì a lavorare …
G:    eh … non so se riesco a staccarmi però non te lo dooo …
A:    va beh ! okay perfetto … comunque tu sappi che eventualmente sono raggiungibile telefonicamente … va bene ?
G:    d’accordo …
A:    okay …
G:    un abbraccio Michè …
A:    ciao Giò …
G:    ciao …
A:    cia … ciao
Ugualmente esplicite anche le intercettazioni tra Rinella Diego e Rinella Angela rispettivamente fratello e figlia di Salvatore Rinella arrestato il 6 marzo 2003 a Palermo e considerato dagli inquirenti come colui che aveva preso il posto di Nino Giuffré alla dirigenza del mandamento di Caccamo di cui fa parte anche Trabia.
Il Diego discorre con la nipote circa la possibilità di trovarle un’occupazione e le illustra le possibilità di raccomandazione tra le quali il Centro TAC o la casa di cura di Bagheria entrambe nella disponibilità dell’Aiello che viene chiaramente indicato come un amico. Speciale, però, da non disturbare troppo altrimenti si rischia di «intaccarlo».


ANGELA:-…e questo…e poi l'ultima cosa che volevo dire è che…essendo poi a Bagheria, riguardo il lavoro…
DIEGO:-    …INCOMPRENSIBILE…a Bagheria noialtri già abbiamo…
ANGELA:-…praticamente…
DIEGO:-    …AIELLO….
ANGELA:-…eh…poi lui mi ha detto che…INCOMPRENSIBILE…
DIEGO:-    ora senti…ora senti…
ANGELA:-…perché…io…glielo chiedo io?…vuoi che glielo chiedo io?
DIEGO:-    …allora…senti qua….chiediglielo tu…perché lui mi ha detto di portargli cinquanta litri di olio…per Michele AIELLO….te lo tieni caro, perché è importante, capisci…glielo devo portare a lui…nello stesso tempo che glielo porto, gli volevo dire a che punto siamo là … però chiediglielo pure tu gli dici…INCOMPRENSIBILE…parlando con lo zio del più e del meno, mi hanno detto che c'era questo Michele Aiello, dice…che fa?…dice…non possiamo vedere di trovare che questo…ha il centro T.A.C., poi sta aprendo una casa …di cura, abbastanza…già i lavori sono avviati…e gli dici, che fai glielo possiamo…. possiamo fare qualcosa?…vorrei provare là…visto che gli dici, voglio stare a Bagheria…ce l'hai a due passi…eh….
ANGELA:-…questo è il fatto…la comodità di…
DIEGO:-    …e poi lui INCOMPRENSIBILE….io ho parlato con il Commendatore … a gennaio, si prende lui tutte cose, quindi praticamente….siamo pronti per anche fare il contratto…e cominciare a lavorare… INCOMPRENSIBILE…deciditi…se lui dice …si….
ANGELA:-…io sinceramente…
DIEGO:-    …può essere che glielo dice….
ANGELA:-…io preferirei là…
DIEGO:-    dove?…da Michele….Michele Aiello…
ANGELA:-…se fosse possibile…perché, anche come comodità e cose….
DIEGO:-    …è più facile…
ANGELA:-…eh…
[…]
DIEGO: questo è amico di altri amici, giusto?…però non è che è amico di questi amici, proprio così!…. nella sua… è messo ad una parte che non si strica troppo assai… ed è così!… è amico… però non è… perché, sai… con la sanità… con le cose… se lui è che…. verrebbe ad essere intaccato!”

L’elenco delle frequentazioni poco raccomandabili di Aiello vanta la presenza di pregiudicati per associazione mafiosa ai quali l’imprenditore aveva trovato un’occupazione oppure garantiva visite diagnostiche gratuite.
Anche a tal proposito Giuffré ha fornito un esempio. Pietro Lo Iacono infatti gli aveva suggerito, in caso di bisogno di esami clinici, di rivolgersi pure ad Aiello, presso il suo centro medico di Bagheria.
Tra i più fidati collaboratori di Aiello poi figura Paola Mesi sorella di Mesi Maria e Mesi Francesco entrambi arrestati e condannati per avere favorito la latitanza di Matteo Messina Denaro e già dipendenti della SUD PESCA l’azienda di Carlo Guttadauro fratello di Giuseppe, capo del mandamento di Brancaccio arrestato lo scorso anno nell’inchiesta denominata Ghiaccio, e di Filippo cognato del Messina Denaro stesso.
Alle dipendenze dell’Aiello lavora anche Maria Rosaria Castello, sorella di Simone Castello uomo d’onore della famiglia di Bagheria, particolarmente vicino a Bernardo Provenzano per il quale svolgeva la funzione di «postino».
Tramite accertamenti effettuati presso gli archivi elettronici dell’INPS gli investigatori hanno steso una lista di soggetti diversamente collegati a Cosa Nostra tutti impiegati presso società facenti capo ad Aiello: Badami Pietro, indagato per associazione mafiosa; Pietro Scaduto componente della famiglia Scaduto condannato per attività connesse alla famiglia di Bagheria; Spina Antonino, nipote di Cusumano Giovanni esponente di rilievo della famiglia mafiosa di Partanna Mondello, già condannato per gravissimi delitti sempre di stampo mafioso; Caltagirone Alessandro, figlio di Caltagirone Francesco Paolo già socio dei notissimi Leonardo Greco e Nino Gargano nella ICRE, l’industria di chiodi e reti rivelatasi il luogo di incontro prescelto da Provenzano per le sue riunioni e per il barbaro regolamento dei conti.
Ulteriore prova di rapporti tra Aiello e la famiglia mafiosa di Bagheria si traggono anche dalle modalità con cui l’imprenditore ha acquistato l’ex hotel Zabara trasformandolo con un investimento di dieci milioni di Euro nel rinomato polo oncologico denominato «Villa Santa Teresa - Diagnostica per Immagini e radioterapia S.R.L.»
In un’intercettazione ambientale Carlo Castronuovo, altro uomo d’onore di primo piano di Bagheria, indagato e condannato in primo grado nell’ambito del processo Grande Oriente dialogava con tale Salvatore Andolina che, facendosi portavoce degli interessi di non meglio precisati «palermitani», gli domandava l’autorizzazione per iniziare le trattative d’acquisto dell’hotel Zabara.
«La circostanza - scrive il giudice Montalbano - che proprio l’Aiello abbia rilevato la struttura ne dimomstra ancora una volta il rapporto con tale articolazione territoriale di Cosa Nostra, che proprio per favorire l’Aiello non ha avviato la trattativa con i palermitani».
Tutto ciò, prosegue ancora il giudice, dimostra come l’imprenditore goda del cosiddetto “ombrello protezionistico” «offerto dalla famiglia mafiosa (ad es. salvaguardia dei cantieri, inserimento nei comitati d’affari per il controllo occulto degli appalti pubblici, scoraggiamento della concorrenza, maggiore fluidità della manodopera occupata nelle attività, notevole disponibilità di denaro) in cambio di prestazioni di varia natura, quali ad esempio fornire informazioni apprese in ragione della propria posizione nella società civile; agevolare l’accesso a circuiti politici e finanziari; entrare in società con mafiosi; assumere operai affiliati per garantirgli una copertura». Per tanto va «qualificato come partecipe interno all’associazione».

Le talpe

«Una rete riservata». Così comunicavano tra di loro Aiello, Ciuro, Riolo e qualche altro prescelto dall’imprenditore per tenere sotto controllo la sua situazione giudiziaria e quella di qualche amico, magari latitante. Con cellulari intestati a prestanome insospettabili si aggiornavano e si accordavano sulle strategie da seguire per assicurarsi in tempo reale notizie sulle ultime iscrizioni nel registro degli indagati, sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e sulle attività dei magistrati.
In particolare - sintetizza il giudice - «il rapporto Aiello - Ciuro si sostanziava, almeno all’inizio, in una serie di favori, di diversa natura, che il Ciuro richiedeva ad Aiello per sé e per gli altri [...] e l’Aiello dal suo canto chiedeva l’interessamento del Ciuro in occasione di una verifica che la Guardia di Finanza aveva iniziato presso il suo centro diagnostico di Bagheria».
Il rapporto invece tra Riolo e Aiello, nonostante fosse di confidenza, appariva in un primo momento alquanto strano poiché l’imprenditore riceveva dal carabiniere soltanto squilli. 
La telefonata intercorsa il 2 luglio di quest’anno tra Riolo e Ciuro forniva agli inquirenti il primo indizio: i due, infatti, parlando, facevano riferimento ad un «secondo canale» sul quale possono parlare tranquillamente. Successivamente osservando gli spostamenti del finanziere la Pg. notava che questi, prima di entrare nella Clinica Santa Teresa, effettuava due brevi telefonate che però non venivano rintracciate dall’attività di intercettazione cui era sottoposto il suo cellulare. E’ stata una fortuita circostanza a svelare il mistero: la semplice telefonata della moglie di Ciuro che inavvertitamente utilizza l’apparecchio sbagliato.

P: Pippo Ciuro
F: Franca

P: Ma da dove stai chiamando?
F: Ah dal cellulare quello...
P: da quale? NO DA QUELLO FRANCAAA!!! (grida... ndr)
F: ma scusamii... e che ne so non l’avevo capito
P: E PORCA MISERIA eh! (continua a gridare e attacca il telefono... ndr.)

L’ira del Ciuro indica la pista giusta. Infatti, controllando i tabulati, gli inquirenti «con ammirevole pazienza», riuscivano a risalire agli apparecchi in uso a tutti i componenti della «rete riservata» che consentiva loro di comunicare in libertà.
A questo punto la fitta azione di analisi delle intercettazioni ha svelato anche la complicità più o meno consapevole di altri soggetti interni alla Procura della Repubblica e ad altri uffici delle forze dell’ordine. Poiché Ciuro, stabilmente inserito nella segreteria del sostituto procuratore Antonio Ingroia sfruttava «i suoi buoni rapporti con altri impiegati identificati nella quasi totalità, ai quali, tranne uno, le notizie venivano carpite rappresentando false esigenze di ufficio».

«Ciuro - si legge nella richiesta di custodia cautelare firmata dai magistrati titolari dell’inchiesta - ha affermato di aver appreso alcune circostanze da «Antonella» o da «Miriam» ovvero dall’altra impiegata da lui stesso chiamata «RO» e successivamente individuata nella segretaria del dr. Ingroia Rosa Torres.
In particolare proprio relativamente ad Aiello lamenta l’estrema riservatezza delle indagini:

P: no, dico, io vorrei capire pure una ... de... anche perché davanti a Miriam questi stronzi non parlano più con la segretaria che c’è....

Il 24 settembre 2003 Ciuro citava nuovamente Miriam come la persona che gli aveva riferito di una riunione informale in Procura alla quale avrebbero preso parte il dr. Pignatone, il dr.Prestipino, il dr.Di Matteo per discutere dello stato delle indagini su Aiello. Si sottolinea l’assenza del dr. Paci che però non si è mai occupato del caso.

P: Giuseppe Ciuro
A: Michele Aiello

P:    eee … mi diceva MIRIAM …
A:    eh …
P:    eee … che c’è stata unnn … una specie dii … riunione …
A:    uhm …
P:    … molto informale tra … Ninoo … e …
A:    eh …
P:    … l’asso piglia tutti …
A:    sì …
P:    … e mancava Gaetano …
A:    eh …
P:    eee … Nino dice che se n’è uscito con una frase un po’ così … eee … t … te la ripeto testualmente … dice scusa diceee … eee … come schifio si chiama …
A:    uhm …
P:    eee … testa i ligna … dice …
A:    (incomprensibile, ndr) … Giuse … eh …
P:    sino a ora … dice … che cosa abbiamo fatto ?
A:    eh …
P:    e allora lui … candida

mente se n’è uscito dicendo … dice ma dalle intercettazioni dice non c’è niente … però dice i Carabinieri … nota laaa … la fangata … dice i Carabinieri mi dicono … dice che potrebbe esserci qualcosa …
A:    potrebbe …
P:    … per quanto riguarda … potrebbe esserci qualcosa …

Nel corso di un’altra intercettazione veniva nominata Antonella anch’essa coinvolta dal Ciuro nell’attività di ricerca e consultazione del Registro degli indagati di notizie su Aiello.

P:    uhm … uhm … va beh … io … io domani mattina appena arrivo lo … lo vedo vado a vedere nuovamente nel computer ma non c’è niente fino a stamattina ho chiamato lììì …
A:    ho ca …
P:    … (incomprensibile) … dice qua siamo puliti precisi …
A:    boh …
P:    perché c’è Antonella che guarda … io che guardo … Miriam che guarda insomma non è che può sfuggire a quattro … (ride, ndr) …
[…]

P:    senti ma noiii … ti po … eee … noi qui connn … con ANTONELLA …
A:    uhm …
P:    che lei è uhmmm … guarda abbiamo fatto tutti i tipi di ricerca …
A:    uhm …
P:    addirittura siamo andati daaa … dalla segretaria diiii …
A:    sì …
P:    di quello che l’ha firmato …
OMISSIS
P:    noi addirittura oggi abbiamo fatto un controllo … per tutto l’anno …
A:    sì …
P:    dico per tutto l’anno …
A:    sì …
P:    che ci sono … non so … centoventiseimila fascicoli …

La donna è stata poi identificata in Buttitta Giuseppa Antonella, addetta alla segreteria del sostituto procuratore Domenico Gozzo, quando, dopo un appuntamento telefonico si è incontrata con il Ciuro davanti alla clinica Santa Teresa accompagnata da un uomo.
Nella brutta faccenda è rimasta coinvolta anche la segretaria del dr. Lo Forte, Margherita Pellerano la quale, raggiunta dalla notizia di dover rispondere ai procuratori in qualità di persona informata dei fatti, è stata colta da malore. Secondo gli accertamenti la Pellerano avrebbe chiesto al Ciuro di farle da tramite al fine di contattare il  presidente Cuffaro, indagato, in quel periodo, proprio dal procuratore Lo Forte, e chiedergli la cortesia di intercedere per il marito e fargli evitare un trasferimento indesiderato. Dalla conversazione si intende benissimo che entrambi si rendono conto della poca opportunità della richiesta.

P:    CIURO Giuseppe
M:    Margherita

P:    pronto …
M:    eh … Pippo scusami ma …
P:    sì …
M:    … mi ero dimenticata una cosa …
P:    eh …
M:    eh dice Mimmo … eee …
P:    eh …
M:    … può telefonare a Totò ?
P:    sì … sì …
M:    a quel numero che tuuu …
P:    sì … sì …
M:    … ci hai dato …
P:    … sì … almeno … non dovrebbe essereeee …
M:    eh …
P:    … sotto …
M:    no siccomeee … eh …
P:    eh …
M:    lui deve chiedergli se uhm … eh … uhm … si erano parlati perché vv … dd … deve organizzare Mimmo laa … la cosa della befana dellaaa … Regione e lui gli disse …
P:    eh …
M:    … dice … appena tu sei pronto mi telefoni che ci incontriamo …
P:    se no fai una cosa …
M:    eh …
P:    … tu per evitaree … spiacevoli inconvenienti …
M:    eh …
P:    fallo chiamare tramite la segreteria
M:    e che non lo glielo di …
P:    così non ci so … eh ?
M:    il fatto …
P:    no … no … gli diceee … illll … Presidente mi ha detto di chiamare perché ho un appuntamento con lui …
M:    uhm …
P:    … e quindi ed è meglio senti a me così si evita eventualmenteeee …
M:    eh …
P:    … tutto il circuito ci siamo capiti …
M:    e io infatti Mimmo mi ha detto …
P:    eh …
M:    … chiedilo a Pippo se lo posso fare …
P:    (ride, ndr) … sì guarda …
M:    ho detto va be …
P:    … lo sai perché te lo dico …
M:    eh …
P:    appena luiii … gli devi dire così … che appena se ne va in segreteria …
M:    eh …
P:    … lì in ufficio lo chiama istituzionalmente …
M:    eh …
P:    eh ? … così evitiamo qualsiasi cosa …
M:    va be sì infatti …
P:    non dovrebbe essere sotto però sai com’è …
M:    certo … certo …
P:    eh … eh … eh … eh …
M:    quantomeno dice … fa prima questa prova eventualmentee …
P:    lui fa esa …
M:    … ci può sempre dire …
P:    … eventualmente noi …
M:    ha provato con la segre …
P:    se no io … lo glielo faccio sapereee … tramiteeee …
M:    va be …
P:    va bene ? … (ride, ndr) …
M:    va bene …
P:    ok …
M:    ciao grazie …
P:    ciao Marghe …
M:    ciao … ciao … ciao …
P:    ciao …

A riscontro dei fatti risultano agli inquirenti ripetuti ingressi anomali nel sistema informatico della Procura, proprio nel file riguardante il processo penale n.12790/02 R.G.N.R. nei confronti di Aiello Michele per il reato di cui all’art.416 bis c.p., tramite l’utilizzo della password  in dotazione all’operatore Torres Rosa, anch’ella addetta alla segreteria del dottor Ingroia e in un altro procedimento penale connesso n. 140/03 con la password di Buttitta Antonella. Deve certamente sottolinearsi che nessuna delle due segretarie avevano apparentemente motivo di consultare nel Registro Generale le annotazioni relative a quei processi che invece tanto interessavano Ciuro.
Ciuro si muoveva con estrema cautela e massima attenzione; le sue ramificazioni erano tali da consentirgli di verificare con la maggior esattezza possibile l’attendibilità delle sue fonti. Tra le quali anche il vice questore I° Dirigente Capo della Sezione Anticrimine della Questura di Palermo dr. Giacomo Venezia presso il quale si accertava se le informazioni da lui reperite da «quello della Prefettura» circa alcune attività ispettive svolte nei confronti dell’Aiello corrispondessero al vero. Una volta sicuro che non ci fossero rischi di alcun genere chiamava l’imprenditore nel suo ufficio a Santa Teresa e lo tranquillizzava:

Michele AIELLO (A)
Pippo CIURO (C) che chiama,
omissis
(CIURO chiama la Diagnostica, alla centralinista che risponde dice di avere bisogno di parlare urgentemente con l’ingegnere. La donna transita la telefonata a Michele e i due si scambiano dei convenevoli.)
C: va beh, senti …allora… ho parlato con “quello” della Prefettura…
A: uhm…
C: col segretario di “quello” della Prefettura…sono le normali richieste che vengono fatte a tutti gli enti, perché stanno monitorando..
A: eh…
C: come ogni mese, tutte le società che hanno appalti superiori a tot miliardi…
A: chiaro… chia…e su questo ieri c’eravamo…
C: su questo c’erava… e allora… loro hanno richiesto questo…non c’è niente… nella richiesta tua…
A: e allora… che…chiaro…
C: ne… nella tua richiesta c’è questo…hanno richiesto al …al direttore, in forma molto riservata… perché … eeee…. la riservatezza sta nel fatto che… se per caso…facciamo l’ipotesi, eee..… esce fuori che una di queste società siaaaa… in odore diii….e all’ora questo non è un problema dell’azienda…è un problema della Prefettura… il tuo elenco oltre tutto … la tua …eee… società è stata monitorata già prima, ed è stata pure inserita nell’elenco dei monitorati senza nessun risultato alla Procura…
A: non so, mi hanno iscritto l’altro giorno ai lavori riservati di… di categoria la più alta di tutte…
C: no, ascolta…no perché oltre tutto..
A: questo te lo dovevo dire… forse tu non lo sapevi…
C: no, non lo sap…comunque sono stati segnalati anche già monitorati e senza nessun problema, quindi negativi…
A: uhm…
C: alla Procura Generale e alla Procura di Palermo…
A: e dimmi una cosa… chi fa sta opera di terrorismo a questo punto?…
C: come ?…
A: e chi fa opera di terrorismo ?…
C: e io non lo so… comunque ti posso dire ancora di più…
A: eh…
C: c’è in questo momento… sta arrivando tra qualche minuto …
A: uhm..
C: aaaa … da Rosario…
A: uhm…
C: ci sta andandoooo…. Giacomo…
A: eh..
C: in maniera tale che Giacomo la vede così… cioè abbiamo la conferma su due strade… capisci…
[…]
C: io... io.. appena so notizie ti vado chiamando…

L’inchiesta subisce una svolta decisiva quando l’11 giugno 2003 Ciuro, a Roma per una trasferta di lavoro, chiama di sua spontanea volontà Aiello informandolo che il dottore Ingroia sta interrogando un mafioso che fa il suo nome.

omissis
C:    c’è u … sono a Roma … c’è uno che parla male di te quindi … ora …
A:    (sorride) … ho capito …
C:    va beh … ah … ora glieli … glieli do sul muso … (ride) …
A:    (ride) … ho capito …
C:    questo … ma dico … con tanti da fare che avete … a Bagheria … ma poi … so … solo Bagheria qui conoscono in tutta la Sicilia … dico … altriii …
A:    ho capito …
C:    senti … ti dice niente … tale … “PICCIOTTO” ?
omissis
C:    (sorride) … cominciamo di nuovo con questa vicenda ? …
A:    ride …
C:    è giusto ? … io già sono “abbuttato” … perché mi è bastata la prima volta eh … eh … non è che ci posso andare sempre io …
A:    (incomprensibile) …
C:    c’è anche il pro… c’è anche … no c’è anche il professore … per questo…
A:    ho capito … (ride) … (incomprensibile) …
C:    va beh! … poi ti faccio sapere …
L’intera vicenda, quindi, che sino a quel momento aveva evidenziato «solo uno scambio più o meno opportuno di favori», diviene un’inquietante realtà di tradimento. Il fatto poi di “non avere avuto riscontri della promessa del Ciuro di far sapere all’Aiello gli esiti di tale intettogatorio aveva rafforzato nella Pg.. il sospetto dell’esistenza di un diverso canale tra i due”.

«Il più importante scambio informativo Ciuro - Aiello - scrive il Gip Montalbano - riguarda il procedimento n.12790/02 r.g.n.r. DDA pendente nella fase di indagini preliminari (e quindi soggetto al segreto d’indagine), nei confronti anche dell’Aiello il cui nome viene inscritto il 29 novembre 2002 nel registro degli indagati per il reato di cui all’art.416 bis c.p., a seguito delle dichiarazioni rese da Giuffré Antonino, e per cui questo giudice autorizzava le operazioni di intercettazione delle conversazioni telefoniche sulle utenze in uso allo stesso Aiello».
L’attività investigativa veniva seguita con scrupolo tanto dal Ciuro quanto dal Riolo, anche in merito alle scadenze delle proroghe nel frattempo autorizzate per procedere alle intercettazioni.

P:    CIURO Giuseppe
G:    RIOLO Giorgio
omissis
P:    senti … eh … i telefoni quando scadono, ti ricordi ?
G:    eh … no, però domani te lo posso dire perché ce l’ho scritto …
P:    eh … senti, poi un’altra cosa … tuuu con gli altri non hai avuto contatti, è vero?
G:    no … no … no … no
P:    eh … notizie da quel lato non ne abbiamo ?
G:    no, ho cercato il piccoletto (identificato in….) ma non lo trovo …
P:    eh … non lo trovi … bò … neanche lì …
G:    e … eh … c’ha … hanno avuto la festa di Santa Fortunata in questi gio…

Entrambi gli ufficiali dimostrano di essere ben a conoscenza della posizione dell’indagato e in particolare Ciuro «è consapevole del fatto che, seppure allo stato, a carico di Aiello non erano stati raccolti significativi elementi di prova, tuttavia, gli inquirenti conoscevano talune circostanze che, se accertate, avrebbero potuto pregiudicare la sua posizione».

P:    CIURO Giuseppe
G:    RIOLO Giorgio
omissis
G:    … senti io adesso mi sono incontrato finalmente con …
P:    eh …
G:    … po … eee … a … sì, ancora …
P:    ancora ?
G:    sì
P:    e con quale scusa sta volta …
G:    niente …
P:    … perché ormai solo scus … si possono inventare …
G:    sì
P:    … eh, non c’è niente …
G:    niente, non c’èèè niente e no … e continuano a …
P:    eh …
G:    … a … a farlo … (incomprensibile) …
P:    ma per quale motivo non si sa è giusto ?
G:    no, no …
P:    uhm … mah … per quanto ? … diciotto, quaranta, sessanta, per quanto ?
G:    eh (ride, ndr) … eh, minchia ca … (ride, ndr)
P:    ma perché ormai, quanti giorni hanno deciso ?
G:    (ride, ndr) … hanno deciso, nooo …
P:    eh …
G:    … quindici giorni
P:    quindici ?
G:    quindici sì
P:    e perché ormai …
G:    (incomprensibile)
P:    … non possono fare oltre tutto … nunn’è che ponno dumannare pe autri ? … chista è aaa …

P: Giuseppe Ciuro
A: Michele Aiello


P:    … eee … questi stanno cominciando … ad annaspare … mi diceva oltre tutto Giorgio che ci siamo sentiti … che gli aveva detto il Piccoletto … dice … guarda … dice … abbiamo aria fritta a tutta forza …
A:    uhm …
P:    quindi ancora …
A:    … forse gli dà fastidio …
P:    ancora … e cer … io questo … e sai perché ? … secondo me io ritorno nella mia idea … la mia idea non è tanto quelle cose … le dichiarazioni… quello e quell’altro …
A:    eh … eh …
P:    eh …
A:    … dal presupposto … e ne è convinto …
P:    eh …
A:    … essendo tutte cazzate … praticamente …
P:    dice loro dovranno scrivere cazzate …
A:    ma perché dice devono fare … noialtri ce ne andiamo in torto … noialtri siamo tranqulli …
P:    eh infatti … eh infatti …
A:    ma perché ci dobbiamo andare a …
P:    sì … anche con …
A:    capisci …
P:    in questo è vero … e questo è vero … senti Michè iooo … mmm … se devo essere sincero … come ti ho detto sin dal primo minuto … l’unicooo … anello debole solo quello può essere … ap …
A:    che non toccano …
P:    ah … ah …
A:    che non toccano … (ride, ndr)
P:    che non toccano … perché sannoo … diceee …
A:    boh …
P:    … e che le risposte potrebbero essere molteplici …

Addirittura riferisce di una riunione interna tra i magistrati incaricati dell’indagine di cui dice di essere a conoscenza delle decisioni e del materiale probatorio raccolto, dimostrando tra l’altro di essere a conoscenza delle strategie difensive suggerite dal difensore dell’Aiello. 

P:    Ciuro Giuseppe
A:    Aiello Michele
omissis
A:    … no, ma niente anche lui … ah … dimmi …
P:    eh … stamattinaaa … non c’è stato tutto il grande vuu … che dovevano fare ma c’è stata una miniii riunione …
A:    uhm …
P:    eee … perché … Peppinone lì … haaa voluto capire un attimino la situazione …
A:    eh …
P:    eee … cosaaa … uno dei tre … Gaetano quello è … non sapeva niente di niente quindi tutta …
A:    eh …
P:    la gestione è stata fatta daaa … da quello …
A:    sì …
P:    Nino soltanto se n’è uscito come ti dicevo con quella battuta l’altra volta …
A:    sì …
P:    siamo sicuri … per evitare tutta na serie di cose … e poi non si è più interessato … quindi diciamo che la gestione primaria è stata daaa …
A:    … uhm …
P:    fatto da quello …
A:    … uhm …
P:    eee … Peppinone ha chiesto aaa … cosa … uhmmm … ai cugini di campagna … dice ma allora le cose come stanno veramente … e quelli gli hanno detto … guardi dice … eee … le cose stanno così … così … e così … è vero che ci sono queste cose … è vero che c’è una conoscenza con PIETRO daaa … da anni passati … ma che risalgono dice … non a questioni di ore…
A:    uhm …
P:    … non abbiamo trovato nessun collegamento e …
A:    uhm …
P:    hanno … ritirato fuori le vecchie cose di BARBAGALLO e company …
A:    sì …
P:    ti ricordi che diceva …
A:    sì … cer … c …
P:    però gli hanno dato … gli hanno dato pure i riscontri … dove hanno detto guardi che queste cose dice … noi i riscontri abbiamo fatto non … non c’è niente di veritiero …
A:    uhm …
P:    eee … abbiamo fatto dice … tutte una serie di accertamenti dice … tecnicoooo di appostamenti e così via dice … allo stato attuale non è uscito niente … una vita molto dice … tranquilla sia da … rapporti con nessuno … questo dico a parole eh … ne …
A:    sì … sì …
P:    ci siamo capiti … eee … e così via … dice quindi … dice allo stato dico … dice non c’è niente … però dice … eee … noi dice per forma istituzionale dice … le dobbiamo dire dice … con tutta onestà … continuiamo dice … perché capiamo dice … quali possono essere gli … leeee … uhm … le intenzioni della Procura … però dice … onestamente … obiettivamente dice … allo stato attuale non c’è nulla completamente …
A:    ho capito …
P:    dice … non è uscito fuori niente da questo … non è uscito fuori niente da questo … non è uscito fuori niente da questo eee … per quanto riguarda le strade interpoderali …
A:    sì …
P:    uno degli argomenti dice … è un argomento trattato e ritrattato non solo da noi dice … ma anche da altre forze di polizia dice … e … e … i riscontri su quella cosa … su quella famosa cosa che lui dice … il pezzo di terrenooo …
A:    eh … sììì …
P:    quel pezzo di strada in più … dice non è che lo possiamo addebitare dice … a chi ? … a quello … a quell’altro … a chi ? … all’ingegnere … ma non … dice … eee … è una società che li fa … non è lui … quindi … insomma sono stati molto soft … eee … allora Peppinone ha detto … aspettiamo sino a mercoledì giovedì che scadeee quella cosa …
A:    uhm …
P:    eee … e poi dice … vediamo di … di fare o una nuova riunione dice o facciamo una decisione e … se dobbiamo continuare non dobbiamo continuare se nel … voi nel frattempo avete … l’unica cosa che non hanno parlato …
A:    uhm …
P:    però ripeto quelli del quinto … quindi che si occupano dell’altra situazione … è la storia delle ricette …
A:    ho capito …
P:    o questi … non sanno niente …
A:    sì … o lo tireranno come jolly all’ultimo istante …
P:    no … no … no … ma io guarda …
A:    mah …
P:    mi diceva pure Miriam … dice, io secondo me questi stanno lavorando a compartimenti stagni … cioè quello che fanno uno … non glielo fanno sapere all’altro …
A:    uhm … uhm … può darsi …
P:    infatti … quelli della montagna di fronte … dopooo otto nove giorni che hanno fatto quel tipo di cose … e hanno detto ma … scusate ma noi qui che cosa ci stiamo a fare che non c’è niente …
A:    uhm … certo …
P:    e quindi infatti hanno smobilitato tutto … fanno soltanto passaggi saltuari … ma niente di particolare … hanno identifi …
A:    (incomprensibile)
P:    hanno identific …
A:    … ho capito …
P:    … un paio di persone … un paio di macchine … ma è normale questo cioè…
A:    … (ride, ndr.) …
P:    è nella routine giornaliera …
A:    … certo …
P:    eee … sia di fronte che lì … e … sono stati appostati … addirittura col furgone quello grande … gli hanno detto …
A:     sì …
P:     abbiamo fatto tutta …
A:    sì …
P:    una serie di fotografie …
A:    eh …
P:    ma dice, ma è gente normale … e … a qualcuno poi a PIGNATA gli ha detto … dice … guardi che oltre tutto dice c’è pure dice qualche magistrato dice che … pure lì dice … a fare … (ride, ndr.) …

Ancora nel mese di settembre scorso Aiello aveva appreso che presso la ASL di Bagheria erano stati sequestrati alcuni documenti che in qualche modo potevano coinvolgere anche le sue aziende. Per tanto sguinzagliava immediatamente i suoi due infiltrati per sapere di cosa si trattasse.
Sia Riolo che Ciuro si attivavano per rinvenire il numero del procedimento che però risultava inesistente. Nasceva quindi nei due il dubbio che non gli venisse detta la verità. Si prodigavano pertanto presso altre fonti per venire a capo della faccenda coinvolgendo sia il Direttore della ASL Lorenzo Iannì affinché gli fornisse una copia del verbale di convalida sia la moglie del Ciuro stesso, Boccalino Francesca, già dipendente di Aiello, impiegata presso la ASL, che consegnava copia di una lettera del direttore inviata a tutti i dipendenti.
Effettivamente emergeva un’anomalia nella procedura di sequestro dei documenti per cui l’intera faccenda doveva considerarsi nulla.
Per esserne sicuro, Ciuro si rivolgeva direttamente al procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone, intestatario proprio della presente inchiesta, fingendo di essere stato il suo reparto di investigatori a commettere l’errore.
 
P: senti io oggi eh quando è poi parlando con quello lì
A: eh
P: con Pignatone che è l’esperto veramente in questa cosa
A: eh
P: mi disse guarda che il verbale è nullo

Man mano che i due ricevevano notizie e proseguivano nelle ricerche informavano tempestivamente l’Aiello il quale addirittura dettava, sempre telefonicamente, le esatte generalità degli amministratori delle proprie aziende affinché Ciuro verificasse se vi fossero indagini a loro carico.
Non soddisfatto delle sole attività di spionaggio dei due ufficiali Aiello si rivolgeva anche ad Aldo Carcione, oggi anch’egli agli arresti, perché questi consultasse le sue fonti. Carcione riferiva quanto appreso direttamente dall’interno della Procura, da una sorgente non ancora individuata, e lo rincuorava spiegandogli che delle due indagini in corso sul suo conto, una era destinata all’archiviazione, mentre l’altra sarebbe stata solo frutto di un’iniziativa del NAS dei Carabinieri per tutelarsi e quindi porre rimedio al proprio errore. Di fatto le notizie combaciavano, quindi Aiello, poteva stare tranquillo.
Nell’elenco delle condotte illecite contestate al Ciuro il gip Montalbano evidenziava anche come il militare cercasse di venire in possesso di elementi che non riguardavano solo strettamente l’Aiello, ma più in generale «anche notizie attinenti attività di investigazione condotte sulla criminalità organizzata» e a tal proposito si avvaleva di propri canali personali presso importanti strutture investigative come lo SCO.
Un servizio di osservazione infatti registrava l’incontro di Ciuro con tale Marranca Carmelo, effettivo ad una delle sezioni attraverso cui opera lo SCO, al termine del quale veniva chiamato dell’Aiello a cui riportava tutte le attività che il reparto di polizia aveva in corso al momento.

P:    Ciuro Giuseppe
A:    Aiello Michele
P:    pronto ?
A:    heillà Pippo …
P:    uei ! … tutto a posto ?
A:    ci sei andato più sabato poi ?
P:    nooo … non ci sono andato più perché abbiamo …
A:    e infatti … perché stamattina ci sono passato … dice … (incomprensibile) … non c’è nient …
P:    nooo … abbiamo ricambiato idea per l’ennesima volta … perché tu lo sai … noialtri una ne pensiamo e duemila ne facciamo …
A:    ho capito … va bene …
P:    senti …
A:    dimmi …
P:    hoooo … stamattina sono andato lì …
A:    eh …
P:    peerrr sapere quella storia … qui a Palermo non ne sa niente nessuno …
A:    eh …
P:    però mi ha detto …
A:    eh …
P:    guarda che loro adottano unnn sistema …
A:    uhm …
P:    si vanno a fare firmare i fogli di viaggio che sooooo … a Carini … mentre vannoooo … aaaa … Punta Raisi …
A:    ho capito …
P:    perché loro … l’unica cosa che si stanno occupando in questo momento …
A:    eh …
P:    èèè … un sistema di estorsioni …
A:    uhm …
P:    ma non … e poi sempre loro ce l’hanno fisso perrr … LO PICCOLO eeee … e l’altro …(Provenzano)
A:    ho capito … (incomprensibile) …
P:    quindi … può essere che dato che erano quelli che avevano una buona copertura per te … gli hanno detto questo …
A:    ho capito …
P:    perché non ne sa niente nessuno … proprio (ride, ndr) …
A:    ho capito …
P:    i qua … ce ne sono quattro che vengono daaaa …
A:    ah … ho capito …
P:    da fuori … lììì da Roma … però stanno facendo altro … si stanno occupando del carcere quindi …
A:    alloraaa … che abbia bluffato … voglio il dirigente per sentire al medicooo … che cosa potesse dire ? … che dici ?
Ciuro non trascurava nemmeno di riferire all’Aiello gli umori dei magistrati dopo le difficili riunioni che hanno caratterizzato gli ultimi mesi la Procura di Palermo, e non si risparmiava qualche nota di sarcasmo.

P:    CIURO Giuseppe
A:    AIELLO Michele
A:    pronto …
P:    Michè …
A:    eh Pippo …
P:    dimmi mi avevi chiamato …
A:    no ti avevo chiamato così dissi può essere che …
P:    eh … mhm … nie … no ero …
A:    (incomprensibile) …
P:    no ero in udienza e quindi … ieri …
A:    ho capito …
P:    … c’è stata quella cosa ma non hanno deciso completamente niente…
A:    ho capito …
P:    completamente … perché sono tutti in alto mare …
A:    ho capito …
P:    dettooo … (ride, ndr) … e quindi nonn … non si riesce a capire che vogliono fare che non vogliono fare … (incomprensibile) … tutti taciturni tutti in silenzio nessuno …
A:    eh …
P:    … apre bocca …
A:    taciturni …
P:    e quind …
A:    uhm …
P:    sì molto taciturni (ride, ndr) …

Stessa sollecitudine mostrava il Ciuro nel rendersi disponibile ad aiutare Aiello nel tentativo di ottenere un appalto bandito dall’Azienda Ospedaliera  «Villa Sofia» per la fornitura di ciclotrone. Aiello tramite Ciuro voleva aggirare un ostacolo burocratico rappresentato dal funzionario di competenza dr.Tortorici che aveva bloccato l’autorizzazione in quanto all’ATI Group, di proprietà di Aiello, figurava tale Panciera Domenico socio di altre ditte «in odore’ di mafia».  
Tramite l’intervento del Venezia, di cui già si è accennato, Ciuro riusciva a suggerire ad Aiello di intervenire tramite tale Rotondo Roberto sul Manenti, direttore generale di Villa Sofia, affinché questo inoltrasse formale richiesta alla Prefettura di aggiornate informazioni sull’impresa, informazioni, che a dire dello stesso Venezia, erano già pronte.
Non da meno la posizione del Riolo che ha messo a disposizione dell’Aiello e del Ciuro la sua professionalità di esperto tecnico nelle intercettazioni «bonificando» i locali e le pertinenze del centro clinico di Bagheria al fine evidente di contrastare l’eventuale monitoraggio delle forze dell’ordine.
«La sua attività criminosa - scrive il giudice - è complementare con quella di Ciuro». A riprova «le molteplici conversazioni intercorse tra l’Aiello, il Ciuro ed il Carcione che attestano il prezioso ed insostituibile apporto fornito dal Riolo all’associazione per delinquere ai cui fini anch’egli indubbiamente concorre».
I due ufficiali infatti si muovono sempre di concerto per accertarsi della veridicità e della concordanza delle notizie ricevute e altrettanto chiare sono le comuni finalità: prima fra tutte garantire le attività di Michele Aiello.

G: Giorgio Riolo
P: Pippo Ciuro

G:    uhm … uhm … d’altronde quelli non hanno niente … (ride, ndr.) …
P:    quelli non hanno niente in mano come … eh ma fino a stamattina guarda io … perché se loro li iscrivevano … e gli convalidava il sequestro … è giusto ? … non è che glielo può convalidare contro ignoti …
G:    no …
P:    doveva scrivere a qualcuno …
G:    uhm …
P:    e fino a questa mattina non c’è scritto nessuno …
G:    comunque io ho avuto conferma cheee il loro … quello che li … li fa … (incomprensibile) … aaa … dove prendono le … le consulenze …
P:    eh …
G:    è quello lì … che avevamooo indiv … eee … ben pensato …
P:    quello che c’è nel mio palazzo ?
G:    no … no … no … no …
P:    no … allora non ho capito …
G:    uh …
P:    perché sono e …
G:    le … le consulenze … le consulenze …
P:    eh …
G:    sulla lettura di tutte queste …
P:    eh …
G:    (incomprensibile)
P:    eh … eh …
G:    (incomprensibile) … quello lì … nelle … quello della … de … della villa dell’altro ospedale lì …
P:    aaah … quel fango glieli fa … e va beh …
G:    (incomprensibile)
P:    … certo quello glieli fa a senso unico … mi pare normale …
G:    (incomprensibile si accavallano le voci, ndr) ho avuto conferma …
P:    senti … una cosa … l’ho detto pure a lui … però te lo dico a te … per vedereeee se le cose coincidono eee … ieri a quanto pare mentre c’era tutto quel gran casinooo che sta succedendo innn … da noi, eee … ci è andato Nino da … dall’asso piglia tutti eee … e quindi gli ha detto senti, dice … ma a che punto siamo così e colà … e dice … ma dal … dai telefoni dice, non esce niente tranne eh … però, dice … i Carabinieri mi hanno detto che … dice … continuando ci potrebbe essere qualcosa io invece so che iii … i tuoi colleghi hanno detto tutt’altro che continua a non uscire niente …
G:    no, no … (incomprensibile) …
P:    aspetta … e quello gli ha detto dice … ma allora dice … che facciamo quagliamo non quagliamo vediamo di fare qualcosa ? … ora …
G:    uhm …
P:    … il problema sta questo … ma non sono scaduti ?
G:    lunedì …
P:    eh … quindi lunedì che fanno ? li rinnovano non li rinnovano ?
G:    non lo so eee … è il piccoletto che me lo dirà …
P:    ah perché ti sei visto col piccoletto ?
G:    sì sì sì sì … e proprio …
P:    eh …
G:    … lui me l’ha detto no è unaaa … ma solamenteee eh … le soliteee … i solitiii telefoni ma …
P:    uhm …
G:    niente … non … sembra più niente … a posto …
P:    senti ma il piccoletto cheee … che ti ha detto quali sono le direttive se te le ha potute dire ?
G:    no no no io non lo … non lo spingo più di tanto …


Allo stesso modo si rivela indispensabile il suo aiuto per verificare un sospetto sollevato dal Ciuro circa un rumore che sente mentre parla al telefono. La sua preoccupazione per un’eventuale intercettazione è un’ulteriore conferma della consapevolezza della sua condotta tutt’altro che lecita.

P: Pippo Ciuro
G: Giorgio Riolo

P:    senti, ti ncueto per una cosa …
G:    dimmi …
P:    … mi sono accorto che ce ne ho uno dei miei …
G:    sì …
P:    … che fa uno strano rumore …
G:    eh …
P:    hai capito ?
G:    (incomprensibile per accavallamento delle voci, ndr)
P:    … ed è … eh …
G:    quale ?
P:    il seicentoundici settantasei sessantasei …
G:    aspetta che … me lo segno … seee … senti cos’èèè … zero novantuno, no ?
P:    sì …
G:    seicentoundici …
P:    sette sei sei sei …
G:    sette sei …
P:    sei sei
G:    sei … se …
P:    mi fai sapere qualcosa nel più breve tempo ?
G:    uhm … sì …
P:    va bene …
G:    ma però non prima di domani mattina …
P:    nooo, va bene, va bene …
G:    ah …
P:    okay ?
G:    okay ? … va bene …
P:    ci sentiamo dopo …
G:    un abbraccio …
P:    ciao grazie …
G:    ciao, ciao …


Il complotto

Al vecchio tavolino di Siino sedevano il mafioso, l’imprenditore e il politico. E siccome le buone abitudini non cambiano mai, Aiello, mafioso e imprenditore, teneva sotto controllo i nemici anche per i politici amici. Reciproche utilità, come sempre.
Tramite il Ciuro «fedele servitore» Aiello apprendeva il contenuto di un interrogatorio reso da Miceli Domenico, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’operazione denominata Ghiaccio 2 che vede sottoposto ad indagine anche il Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro.
«I documentati rapporti esistenti tra l’on. Cuffaro e l’Aiello - scrive il gip Montalbano - sia diretti che negli ultimi mesi mediati da Rotondo Roberto, come evidenziato dalle intercettazioni effettuate sulle utenze «riservate» e da una cointeressenza societaria tra la moglie dell’on. Cuffaro e lo stesso Aiello, appaiono giustificare, la viva preoccupazione dell’Aiello che ne rende partecipe il Ciuro, a sua volta in stretti rapporti di conoscenza anch’egli con l’onorevole Cuffaro».
Proprio poco tempo dopo l’esplosione del caso l’imprenditore chiedeva al finanziere di verificare se corrispondesse al vero che i magistrati avevano interrogato il Miceli circa i suoi rapporti con Cuffaro.
Dopo tre ore Ciuro chiamava l’Aiello comunicandogli l’esito delle sue ricerche. In effetti Miceli aveva ammesso di conoscerlo e di essere stato socio in un’impresa: il Laboratorio Ria Diagnostica Ormonale s.r.l.
Non solo; gli riferiva anche che a condurre l’esame era stato il pm Antonino Di Matteo che effettivamente, da verbale, aveva rivolto all’indagato la seguente domanda: «Ma lei l’ha mai conosciuto un imprenditore che si chiama Michele Aiello?».
Il coinvolgimento di Aiello da una parte e di Cuffaro e di alcuni dei suoi uomini dall’altra restituisce uno scenario inquietante del sistema d’affari siciliano che dopo l’edilizia di cui Aiello era considerato un re prolifera soprattutto nel sistema sanitario che in queste ultime grosse inchieste è legato a doppio filo con la politica e con la mafia.
A sollevare il coperchio di una pentola che già bolliva molto rumorosamente Antonio Borzachelli, ex maresciallo dei carabinieri oggi passato alla politica, proprio nelle liste dell’Udc, per ora solo marginalmente coinvolto nella vischiosa faccenda.
Proprio all’indomani dei clamorosi arresti  ha denunciato l’esistenza di un complotto che ci sarebbe stato ai danni di Aiello poiché in contrapposizione all’altro magnate della sanità siciliana Filosto, entrambi sostenuti politicamente: il primo, ovviamente dal Cdu di Cuffaro e il secondo dalla Forza Italia di Micciché.
Insomma si sarebbe una lotta interna alla Casa delle Libertà. Una teoria già emersa nelle parole del capo di Brancaccio Giuseppe Guttadauro che, conversando con i suoi alleati, spiegava proprio le lotte intestine alla maggioranza dalle quali uscirebbe come unico vincitore Gianfranco Micciché, il vero referente di Silvio Berlusconi in Sicilia.
Il terreno dello scontro sarebbero le concessioni sanitarie e i tariffari che favorirebbero l’uno o l’altro a seconda degli accordi. Più o meno vantaggiosi.
L’arma, secondo Borzachelli, sarebbe, ancora una volta la magistratura, che cambia giubba a seconda delle convenienze. Fino a ieri i giudici sarebbero stati “toghe rosse”; perseguitavano quindi Berlusconi, oggi, invece, si presterebbero al gioco politico per lasciare campo libero al partito del premier.
Azzardi a parte ciò che si evince, senza ombra di dubbio, dalle intercettazioni telefoniche sono come sempre le cointeressenze imprenditorial-politico-mafiose di cui Aiello pare essere l’apice, perché tanto abile da accontentare tutti e ottenere da tutti.
E’ il volto della nuova mafia. Quella definita invisibile. Che va sempre più lentamente sparendo dalle strade per sedere educata e imprenditrice ai posti di comando.
Michele Aiello in fondo è un uomo che ha dato lavoro a oltre 600 persone nella sola Bagheria, che ha aperto almeno mille cantieri tra gli anni Ottanta e Novanta, che ha asfaltato e costruito le strade interpoderali che tanto facevano comodo ai mafiosi, che trovava posti di lavoro per tutti: picciotti, parenti di uomini e donne delle istituzioni (sia la moglie di Ciuro che quella di Riolo lavoravano con lui ndr.), figli, fratelli e nipoti di tutti. Non diceva mai di no a nessuno e nessuno gli diceva mai di no. Insomma un benefattore. Tanto che nemmeno il Presidente della Regione può permettersi di negare le assidue frequentazioni, anzi prende le sue difese e ne esalta pregi e meriti.
«Con Aiello avevo rapporti diretti, senza alcuna mediazione. E’ un imprenditore che ha svolto un ruolo importante, il suo centro ha attrezzature di altissimo valore che hanno consentito di ridurre i viaggi della speranza dei malati di tumore». Ammette persino di avere ritoccato su sua richiesta i prezzi che il sistema pubblico pagava per le terapie svolte nei suoi centri. «Anche questo non è un mistero - ha precisato. - Fino a qualche mese fa pagavamo le prestazioni offerte da questa struttura ad un prezzo molto altro. Poi è cambiato il sistema e si è posto il problema di stabilire il costo di questa terapia contro i tumori. [...] Le correzioni (di cui si parla ampiamente nelle intercettazioni ndr.) erano dovute al fatto che non erano state inserite particolari prestazioni innovative indispensabili per la terapia oncologica che il centro faceva prima in convenzione indiretta ma che ora dovevano essere tariffate».
Nega invece che vi siano guerre della sanità con il polo di Filosto perché «purtroppo c’è tanto bisogno di centri specializzati» e quindi non ci dovrebbe essere una concorrenza così agguerrita. Purtroppo o per... Fortuna?
Nonostante la delicatezza dell’inchiesta il procuratore Grasso si è detto tutto sommato soddisfatto perché oggi la mafia è un po’ meno invisibile e Bernardo Provenzano forse un po’ più vicino. Se non altro perché era riuscito a infiltrare uno dei suoi volti puliti e rispettabili direttamente all’interno del quartier generale nemico, sfruttando, con diabolica abilità, quel lato debole e vile dell’animo umano che può indurre alla più grande delle infamie: il tradimento.
Ma è stato scoperto e fermato!
Al dottore Ingroia tutta la nostra più sincera solidarietà, così come tutto il nostro appoggio va ai procuratori impegnati nell’accertamento di questa dolorosa verità... con la speranza che questo attacco dall’interno sia motivo di unione cosicché non si possa mai più sentire dire dai traditori che i magistrati “si stanno sciarriannu come i cani”.



BOX1

Rapporto privilegiato tra boss


Mentre le forze dell’ordine lo cercavano in ogni dove Bernardo Provenzano l’imprendibile si faceva curare nella clinica di Michele Aiello. Dalle recenti indagini che hanno portato all’arresto del magnate della sanità e di due marescialli dei carabinieri sarebbe emersi elementi che confermano quanto rivelato da Angelo Siino, collaboratore di giustizia, più di cinque anni fa. Cioè che il capo di Cosa Nostra soffriva di grossi problemi ai reni, per questo aveva subito dei trattamenti terapeutici a Bagheria, lì dove sorge il suo quartier generale. Due medici sono ora indagati per favoreggiamento aggravato.
Il legame tra il boss della mafia e il boss della sanità risulterebbe comprovato da alcune intercettazioni e dall’inchiesta che sarebbe arrivata fino a Messina.
Anche qui infatti, Aiello era considerato il re delle strade interpoderali e i suoi appalti avevano la precedenza assoluta. Tanto che una volta un uomo d’onore della famiglia di San Mauro Castelverde, Francesco Costanza, avrebbe pagato con la vita l’incauta richiesta di pagare la regolare tangente. Secondo gli inquirenti l’ordine sarebbe partito direttamente da Provenzano con il quale, racconta il pentito Giuffré, Aiello aveva un rapporto diretto e privilegiato. A.P.



BOX1

Uno, nessuno, centomila
A Palermo la partita è ancora aperta


10 novembre 2003, ore 9.30, Palermo, palazzo di Giustizia. In calendario una nuova udienza al processo Dell’Utri. Puntualissimi arrivano gli avvocati difensori del senatore azzurro, subito dopo i Pm Domenico Gozzo e  Antonio Ingroia. L’assenza del maresciallo Giuseppe Ciuro, ex collaboratore di quest’ultimo, attualmente rinchiuso nel carcere militare di S.ta Maria Capua a Vetere, è tangibile. Da un lato i magistrati, in discreta attesa, dall’altra gli avvocati, più chiassosi che, tra una chiacchera e l’altra con i cronisti, ironizzano sul luogo di riposo del loro assistito assente per malattia <<…il senatore è al San Raffaele… Al Santa Teresa ci va solo Ciuro e Provenzano…>>. L’allusione alla clinica di Michele Aiello è diretta e senza sconti per nessuno. Ma davvero si può riassumere con una battuta l’ennesimo terremoto che si è verificato nella Procura di Palermo e che anche questa volta l’ha colpita dal suo interno? Il confine tra bene e male diventa qualcosa di molto labile quando ti accorgi di non poterti fidare neanche dei tuoi più stretti collaboratori.  Attraversi i lunghi corridoi e te ne rendi conto dalle occhiate più vigili e diffidenti del solito dei ragazzi delle scorte. Segretarie dal volto tirato che passano quasi senza salutarsi. Una sorta di processione laica di uomini e donne che studiano e interpretano sguardi o sussurri. Dietro le porte i magistrati, circondati da un’ulteriore alone di circospezione. Non c’è molta voglia di parlare di quello che è successo, un po’ per pudore e un po’ per evitare nuove strumentalizzazioni da parte di chi non aspetta altro. La posta in gioco è altissima, c’è ancora una guerra da combattere, ma il nemico ha sempre più facce. Cosa Nostra non è mai stata sola, soprattutto in questo momento: esponenti politici, giornalisti e i traditori dello Stato che appaiono ciclicamente, e che a un prezzo stabilito decidono di passare dall’altra parte. Per chi lo vive sulla propria pelle, dopo lo sbigottimento, la rabbia mista a dolore, resta quasi un senso di vuoto duro da metabolizzare.  Molta dignità  nelle parole di chi si ricorda gli anni vissuti accanto al maresciallo della DIA, e si domanda cosa gli sia potuto accadere per arrivare ad essere una sorta di informatore di Cosa Nostra. C’è chi lo definisce farabutto nell’animo, capace di crearsi contatti e amicizie a suo uso e consumo per poter carpire informazioni, chi invece lo ritiene un anello debole di una catena più estesa. Da nessuna parte giunge alcuna giustificazione alla gravità delle sue azioni, al di là di una frettolosa solidarietà umana espressa subito dopo il suo arresto dai legali di Dell’Utri. L’unica soddisfazione degli investigatori resta quella di essere riusciti ad arrivare alle talpe grazie ad un lavoro immane, di mesi di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche. Un’altra talpa, l’informatore più in alto di Ciuro e Riolo, quello che avvisava direttamente Aiello basandosi si informazioni provenienti dalla Procura viene indicata nella persona del medico radiologo di Bagheria, Aldo Carcione, anch’egli arrestato, ma resta da trovare chi lo ha aiutato fornendogli  informazioni segretissime. Siamo nella terra di Pirandello, uno, nessuno, centomila e tutto può essere strumentalizzato ad arte. Sta di fatto che parallelamente all’arresto di Aiello c’è sempre l’inchiesta che vede coinvolto il Presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro. Stretto nella morsa delle intercettazioni del medico di Brancaccio Giuseppe Guttadauro, secondo l’on. dell’UDC Antonio Borzacchelli  Cuffaro è minacciato dalle pressioni politiche mirate a togliergli il potere, pressioni che arriverebbero da Forza Italia. Due inchieste che lasciano intravedere molti punti di convergenza e che lasciano presagire inquietanti sviluppi. Nel frattempo la delicatissima questione della gestione della DDA di Palermo continua ad essere all’ordine del giorno. Nell’ultima riunione del 12 novembre non sono mancati i momenti di tensione. Alcuni magistrati hanno chiesto esplicitamente al Procuratore di dire se la mancata circolazione delle notizie  avesse a che fare con la perdita di fiducia nei loro confronti, altri gli hanno ricordato diversi esempi di riunioni della DDA avvenute in passato. Riunioni nelle quali lo  scambio reciproco di informazioni, sancito dall’articolo 70 bis dell’ordinamento giudiziario, aveva avuto l’effetto di modificare, in alcuni casi anche radicalmente, le iniziali posizioni su determinati personaggi, sfociate poi in arresti o scarcerazioni. Il Procuratore ha motivato una tale blindatura alla circolazione delle informazioni in virtù degli altissimi rischi di fuga di notizie, affermando di voler tenere compatto il suo ufficio.
Da una parte le difficoltà di interazione all’interno della DDA: la contestata  circolare degli 8 anni, gli esclusi, il ruolo degli aggiunti, le strumentalizzazioni politiche; dall’altra la determinazione di molti magistrati che  cercano di compiere fino in fondo il proprio dovere, nonostante tutto. Nel mezzo Cosa Nostra. Le ultime indagini sul boss di Brancaccio Giuseppe Guttaduaro che coinvolgono il Presidente della Regione Totò Cuffaro, unite all’arresto di Aiello e dei suoi informatori parlano da sole. Il tutto in un contesto dove le notizie si susseguono in maniera spasmodica. <<Volto subito gli occhi per non vedere piú nulla fermarsi nella sua apparenza e morire. Cosí soltanto io posso vivere, ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero sí metta in me di nuovo a lavorare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni>>. Uno, nessuno, centomila. A Palermo la partita è ancora aperta.
Lorenzo Baldo




BOX3

Molti "Topoi"
su Cosa Nostra


Durante la conferenza stampa del 24 novembre scorso sull’ultima operazione condotta dalla Squadra Mobile di Palermo e Trapani, che ha portato allo scoperto un accordo tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta per la gestione di un vasto traffico di cocaina tra il Sud America e l’Europa, i magistrati hanno voluto precisare che circolano sulla mafia siciliana troppi luoghi comuni. E’ un errore pensare, secondo Gaetano Paci, ad una Cosa Nostra indebolita, fuori dai traffici internazionali. Roberto Scarpinato ha ulteriormente ribadito: <<Chi ammannisce una visione di Cosa Nostra alle corde, perché i boss sono in cella, si sbaglia di grosso>>. Per Massimo Russo <<le letture riduzionistiche sono pericolose>>, Cosa Nostra è ancora forte ed ha ritrovato la sua compattezza. Basti pensare a Mariano Agate, boss di Mazara, che sebbene detenuto in regime di 41 bis continuava ugualmente a detenere la leadership degli affari della famiglia. Oppure è sufficiente ricordare le intercettazioni in casa Guttadauro. Nel salotto del boss di Brancaccio si prendevano accordi per estorsioni, candidature politiche, traffici di droga.
Nell’ambito dell’inchiesta della polizia il gip Gioacchino Scaduto ha emesso 6 ordinanze di custodia cautelare, 4 dirette a personaggi già detenuti, Mariano Agate, Giuseppe Guttadauro, Fabio Scimò e Salvatore D’angelo e 2 dirette ai latitanti Vito Bigione, imprenditore in Namibia e Salvatore Miceli che è in Sud America.
Dora Quaranta



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