I magistrati chiedono il rinvio a giudizio
per il Presidente della Regione
di Anna Petrozzi
“Rivelazione di notizie riservate e favoreggiamento con l'aggravante di aver favorito singoli mafiosi e l'intera Cosa Nostra". Con questi capi d'imputazione, il 12 ottobre prossimo, il gup Bruno Fasciana dovrà decidere se rinviare a giudizio il presidente della regione Sicilia, Totò Cuffaro.
Come balza subito all'occhio non è stata confermata l'ipotesi iniziale di concorso esterno in associazione mafiosa. I magistrati guidati dal procuratore Grasso si sono riservati di proseguire ulteriormente le indagini su questo punto, ma la questione ha provocato una nuova spaccatura all'interno della Procura di Palermo. Il sostituto procuratore Gaetano Paci, infatti, non condividendo la decisione non ha firmato il provvedimento. A suo avviso erano già ravvisabili gli elementi per richiedere il concorso esterno, ma i suoi colleghi non erano dello stesso parere. Di tutta risposta il Procuratore Capo, sebbene abbia dichiarato di rispettare la scelta del sostituto, ha deciso di revocargli la delega d'indagine, una presa di posizione molto dura che non ha precedenti.
"Il collega Paci - ha dichiarato Grasso - non aveva sicuramente intenti ostruzionistici e non intendeva certamente ostacolare, come più volte verbalmente dichiarato nel corso delle riunioni, il lavoro degli altri pm coassegnatari delle indagini. Ha manifestato la volontà, assolutamente degna di rispetto, di non essere coinvolto nelle scelte processuali degli altri titolari dell'inchiesta, da lui reiteratamente non condivise. Ciò non toglie che si sia creata un'obiettiva situazione di stallo dell'attività d'indagine che, secondo le regole del Csm, poteva essere rimossa solo con la decisione del procuratore". Sarà infatti l'organo di regolamentazione dei magistrati a decidere anche dopo che il sostituto Paci, chiuso in un assoluto silenzio stampa, ha chiesto lumi sulla faccenda, inviando una propria “lettera di osservazioni”.
Nel frattempo il Governatore, "sollevato" dalla natura delle accuse, ha deciso di non sfruttare la sua carica di neoeurodeputato (che gli avrebbe garantito l'immunità) e di restare a capo della sua "amata" regione.
"Sapevo di non essere mafioso. Resto al mio posto. Sono sicuro di riuscire a dimostrare, nei tempi e nei modi previsti dal nostro ordinamento, la mia totale estraneità alle accuse residue che vengono ipotizzate nella richiesta di rinvio a giudizio".
Ai molti che accusano il procuratore e i colleghi di aver agito con un basso profilo ha risposto unanime il pool guidato dall'aggiunto Pignatone e costituito dai sostituti De Lucia, Di Matteo e Prestipino, sostenendo che: "Non si tratta affatto di accuse marginali", tanto più se si considera l’aggravante del favoreggiamento a Cosa Nostra.
Il processo riguarda anche altre 16 persone indagate per diversi reati che vanno dalla violazione del segreto istruttorio, all'associazione mafiosa, dal concorso in associazione mafiosa alla corruzione, fino al favoreggiamento, all'abuso d'ufficio, alla truffa e al falso ideologico.
Tutto ruota attorno alla figura dell'imprenditore e magnate della sanità Michele Aiello sospettato di essere, tra le altre accuse, un prestanome di Bernardo Provenzano.
Le ipotesi dei magistrati si fondano sulle dichiarazioni di Antonino Giuffré e su intercettazioni telefoniche e ambientali.
Sebbene l'ingegnere abbia ripetutamente sostenuto di essere stato una vittima della mafia costretto a pagare il pizzo per ogni lavoro da lui svolto, il collaboratore lo indica come persona dal ruolo attivo e compartecipe soprattutto negli appalti delle stradelle interpoderali di cui, fino a quando si poteva godere dei finanziamenti della regione, aveva praticamente l'assoluto monopolio.
L'imprenditore allo stato risulta anche essere il testimone chiave dell'accusa al presidente della regione poiché ha ammesso, in fase di interrogatorio, di aver saputo delle indagini a suo carico proprio da lui.
Secondo la sua ricostruzione, sollecitata dai magistrati negli interrogatori, il Cuffaro gli avrebbe chiesto un appuntamento a quattr'occhi all'interno di un negozio di articoli sportivi di Bagheria. Qui i due avrebbero parlato sia del tariffario regionale per i rimborsi sanitari, sia delle indagini in corso a carico di Aiello, Ciuro e Riolo, i due carabinieri coinvolti nella faccenda con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
P.M. PIGNATONE:Va bene. Allora, prima di affrontare altre date, io vorrei… credo che sarebbe bene affrontare il problema base, fuga di notizie. Lei l’altra volta ha fatto tutta una sua lunga ricostruzione, ci siamo sforzati di capire bene le date, non ci siamo riusciti del tutto, almeno noi. Non è che lei ha potuto fare mente locale e riuscire ad essere più sicuro? Intanto una domanda minore: l’incontro con il Presidente CUFFARO, in cui CUFFARO le fa… diciamo, le conferma, o le dice per la prima volta – questo è da vedere – l’esistenza di indagini su CIURO e RIOLO, cioè su di lei, CIURO e RIOLO…
AIELLO: Io l’altro giorno ho detto che… sì, c’erano, praticamente… erano state messe in evidenza queste… che io ero sotto indagine e che erano state messe in evidenza le telefonate tra me, CIURO e RIOLO. Siccome l’altro giorno mi è stato chiesto la domanda se iscrizione nel registro degli indagati, o meno, io questo non ne ero completamente a conoscenza, questo tengo a confermarlo, né il Presidente mi ha detto che loro erano iscritti nel registro degli indagati. Ma che erano state messe sotto attenzione queste telefonate, mi è stato riferito dal Presidente della Regione.
P.M. PIGNATONE: Nell’incontro che avete avuto a quattrocchi?
AIELLO: Nell’incontro…
P.M. PIGNATONE: Nel negozio?
AIELLO:Perfetto.
P.M. PIGNATONE: Questo negozio qual è, a proposito?
AIELLO: Bertini si chiama.
P.M.PIGNATONE:Si chiama Bertini… corso Butera, ha detto?
AIELLO: Corso Butera.
P.M. PIGNATONE: Perfetto. E sarebbe avvenuto, lei ha detto, questo probabilmente verso la fine di ottobre, pochi giorni prima dell’arresto.
AIELLO: Dieci giorni… perché poi le date sono talmente concentrate una dietro l’altra, che…
(…)
P.M. PIGNATONE Questo lo abbiamo capito. Ora, questo discorso che c’erano state delle intercettazioni su voi tre, glielo dice il Presidente CUFFARO nel negozio; ma prima, quando ROTONDO riporta la notizia da Roma, che per noi ha una data certa, come le ho già detto l’altra volta, che è il 20 ottobre, perché la sera del 20 ottobre, che è anche il giorno in cui vi vedete sotto lo studio dell’avvocato, o degli avvocati… ROTONDO cosa riporta da Roma, solo l’intercettazione della telefonata relativa alla segretaria del dottore LO FORTE, o l’intercettazione di telefonate che riguardavano CIURO e RIOLO?
AIELLO: Il CIURO ed il RIOLO fu detto direttamente dal Presidente a me e non fu detto al ROTONDO; il ROTONDO, praticamente, sconosce… ritengo, magari gliel’ha detto pure a lui, ma non l’ha detto in mia presenza, cioè in mia… cioè non lo ha detto in presenza del geometra ROTONDO. Al geometra ROTONDO ha riferito semplicemente che c’era questa telefonata, ripeto, per la richiesta di trasferimento.
P.M. PIGNATONE:Questo lo aveva detto il Presidente CUFFARO a ROTONDO?
AIELLO: A ROTONDO… il Presidente CUFFARO aveva detto al geometra ROTONDO che era stata intercettata una telefonata, nella quale si chiedeva il suo intervento per il trasferimento di un sindacalista, di una persona.
P.M. DI MATTEO: Dove si erano incontrati il Presidente CUFFARO e ROTONDO?
AIELLO: Ma, il geometra ROTONDO spesso lo andava a trovare in Presidenza, perché in quel periodo c’era il grosso problema delle tariffe, che uscivano, non uscivano, venivano emanate, non venivano emanate, per cui quasi settimanalmente loro si incontravano, direttamente in Presidenza.
P.M.PIGNATONE: Dopo, invece, a sua volta, il Presidente CUFFARO…
AIELLO: … della prima non mi disse, non mi ha riferito da chi l’aveva attinta; la seconda, mi disse, “ritornando da Roma, di ritorno da Roma ho appreso questa notizia”.
P.M. PIGNATONE: Però, mi scusi, “di ritorno da Roma” significa che l’ha appresa a Roma, o che l’ha appresa a Palermo?
AIELLO: Stava ritornando… era ritornato da poco da Roma, quindi praticamente io ho capito che l’aveva appresa da Roma, e l’altra volta l’ho detto.
P.M. PIGNATONE: Ed infatti questo volevo dire. E poi CIURO ottiene quello che… la conferma a questa notizia, che lei gli aveva dato, giusto? Della prima…
AIELLO: Della prima sempre, della prima stiamo parlando…
P.M. PIGNATONE:E come la ottiene glielo ha detto?
AIELLO: No, no, completamente. Come la ottiene la conferma? No, ma mi disse la conferma…
P.M. PIGNATONE: Ma di chi?
AIELLO: Loro mi avevano… altrimenti mi confondo io… se parliamo della prima telefonata, la telefonata effettivamente è avvenuta ed è stato trasmesso un fax; loro mi avevano detto che avevo i telefoni, le utenze, sotto controllo, per cui era evidente da chi veniva, non c’era bisogno di sapere…
P.M. PIGNATONE: Mentre della conversazione con il Presidente, lei poi gli ha riferito – se non ricordo male – separatamente…
AIELLO: Separatamente ad entrambi gliel’ho riferito questo discorso. Comunque, il fatto è che io gliel’ho detto, in ogni caso, dato certo, poi posso sbagliarmi di un giorno in più o in meno…
Come si evince dal testo la soffiata ad Aiello arriva in due diversi momenti. Una prima al 20 di ottobre quando è Roberto Rotondo, collaboratore dell’ingegnere, a riferire di un’intercettazione in cui si sente Ciuro chiedere al presidente Cuffaro una raccomandazione per il marito della segretaria del dottor Lo Forte, Margherita Pellerano. Evento che in un primo momento sembra allarmare il governatore che invece, quando riferisce ad Aiello personalmente, durante l’incontro nel negozio il 31 ottobre, delle varie intercettazioni con Ciuro e Riolo, si mostra tranquillo. E’ l’ingegnere stesso, poi, ad informare i due ufficiali in separata sede.
Sebbene per qualche lieve discrepanza anche Ciuro e Riolo sostengono la medesima versione dell’imprenditore. Cuffaro, invece continua a dichiararsi estraneo.
Rimane il mistero sulla fonte romana di Cuffaro su cui per il momento non si sa nulla.
La talpa o le talpe però non sarebbero solo a Roma.
In una criptica intercettazione Ciuro parla con Riolo e fa riferimento ad una "struttura di coordinamento dei servizi" presso la quale un'altra talpa "è venuto a sapere, tramite tutta una serie di soggetti, tutte le notizie delle telefonate contro di me e contro di te".
La Procura di Palermo si è informata presso Sismi e Sisde per avere notizie della “struttura di coordinamento” che sarebbe appartenuta al Sismi e che si trovava in via Notarbartolo. Curiosamente sarebbe stata sciolta subito dopo il blitz che ha portato in cella Aiello, Ciuro e Riolo.
A seguire l’interrogatorio svolto dai pm al maresciallo Ciuro che sulla questione è rimasto abbastanza vago. Il riferimento al “legale” riguarda l’avvocato Gurrera, cognato e in un primo tempo difensore del Miceli, indicato da Ciuro come una delle fonti che ha preso in causa i “servizi”. A sua volta sentito dagli inquirenti il legale si è dichiarato estraneo ai fatti.
CIURO: Quindi, dicevo, in realtà racconta tutta questa storia così. Lui stesso paventa questa idea che c’è qualcuno che dà notizie – proprio l’avvocato stesso – qualcuno che dà notizie, al che io… “questo è vero”, gli ho detto, “ma scusa, lo sai chi è, lo sai chi non è ? Non è che per caso…” ma io l’ho detto così, perché in questa storia, dato che c’era il coso… il come si chiama… il Presidente CUFFARO, è giusto? Ed io sapevo benissimo che BORZACCHELLI è intimo amico suo – difatti si sono candidati assieme – dico, “non è che dietro, per caso, c’è Antonio? Che lui sempre queste manie di parlare, parlare, di parlare…”…
P.M. DI MATTEO: Antonio BORZACCHELLI?
CIURO: Sì, esatto, e lui, arrivato a questo punto, lascia con il dubbio, “a me”, dice. “sembra che ci sia qualcosa di più in alto”, qualcosa di… “come posso dire, di Servizi, qualcosa del genere”, così si introduce questa storia dei Servizi; che poi questa storia, guardi, questa storia qui, più avanti, più avanti nelle altre intercettazioni, queste sono di settembre, giusto? Se non ricordo male, più avanti, questa storia dei Servizi la ripropongono nuovamente AIELLO… AIELLO ripropone nuovamente questa storia dei Servizi, non mi ricordo dove, comunque io l’ho letta nelle intercettazioni…
P.M. DI MATTEO:Scusi…CIURO: Prego.
P.M. DI MATTEO: Lei dice che il legale le avrebbe riferito che “tutte quelle notizie sono uscite da Antonio”, quali notizie?
CIURO: Le notizie relative ai rapporti tra CUFFARO, BORZACCHELLI ed altri, queste sono.
P.M. DI MATTEO: Sì, però, ora dice l’ipotesi che dietro ci fosse qualcosa di più grande…
CIURO: Sì, la storia dei Servizi, sì.
P.M. DI MATTEO: Lei si riferisce anche a fatti specifici, “perché lui ha dato la notizia ai Servizi ed i Servizi l’hanno data a loro”, a “loro” chi?
CIURO: No, questa è la ricostruzione, dottore DI MATTEO, forse non mi sono spiegato, allora, questa è la ricostruzione in questi termini: che BORZACCHELLI abbia dato la notizia ai Servizi…
P.M. DI MATTEO: Quale notizia?
CIURO: Queste notizie che lui sapeva, perché…
P.M. DI MATTEO: Su chi?
CIURO: Su CUFFARO, perché le dico questo? Perché, ripeto, sia in tempi prima di questi che in tempi dopo di questi – e risulta, ripeto, anche dalle intercettazioni – c’è questa storia che BORZACCHELLI dice che è molto vicino ai Servizi e che… che le debbo dire, che gli danno notizie, che gli passa notizie, che fa tutta questa cosa, ma questa cosa di BORZACCHELLI dei Servizi, guardi che non viene da me, ma viene da loro…
(…)
P.M. PRESTIPINO: Ore 18,58 del 28 ottobre, lei e RIOLO, e telefona lei a RIOLO: “Pronto?”, risponde RIOLO, “Lo so che io avevo un amico e adesso non l’ho più… ride… perché non mi vuole più bene…”, insomma, queste cose le possiamo anche saltare… “dove sei?”, ecc. ecc…. e poi comincia la parte più interessante, lei dice: “sono stato da Mike” “Sì”, le risponde RIOLO, e lei “che ho… abbiamo parlato più di un’ora, che oggi ho avuto conferma di quel bastardo, tanto per chiamarlo col suo nome e cognome, di tutta la vicenda, dai tempi dell’inizio sino a notizie di ieri, da persone che sono fuori dal nostro circuito, dal nostro mondo, però che sanno tutto, di tutto e per tutto, quindi ti lascio immaginare, cioè proprio una confessione a libro aperto, incredibilmente, ed è una di quelle persone dove tu volevi andare quando è stata quella vicenda, dice, no io debbo andare a parlare col mio ex principale, tanto per capirci… e io ti ho detto ma no, non è di quella parrocchia, è dell’altra parrocchia, del Coordinamento che loro sono qui, io neanche lo sapevo che avevano pure un ufficio qui , il Coordinamento… che è un mio carissimo collega e così via… che insomma, per il suo lavoro – mettiamola così – è venuto a sapere tramite tutta una serie di soggetti e così via, tutta la situazione, tutte le cose come stanno, come si muove, cosa fa tutti i giorni, tutte le notizie delle telefonate contro di me, contro di te, come sono state fatte, da chi sono state fatte, il perché e tutta una serie di cose”, risposta di RIOLO, “ma è confermato al cento per cento?”, “Che cosa?”, chiede lei, “Queste dichiarazioni confermate al cento per cento?”, chiede RIOLO, “Sì, guarda, ma non solo confermate, ma tante altre cose in più che noi non sapevamo, che addirittura sconoscevamo, capisci? I vari collegamenti, il perché dei vari collegamenti e così via”. E poi vi date appuntamento per parlare, insomma…
CIURO: Questa telefonata è perché io sono andato da AIELLO, e abbiamo effettivamente parlato più di un’ora, e AIELLO mi ha confermato, in tutta questa situazione, che aveva saputo che i Servizi Segreti, ora il S.I.S.M.I., il S.I.S.D.E., questo non glielo so dire, comunque, aveva saputo che tutti questi sapevano tutto e di tutto per quanto riguarda questa benedetta indagine, sapevano quando c’erano stati i telefoni, il perché li avevano messi, sapevano la storia del…
P.M. PIGNATONE: Andiamoci per rigo… dico, “sono stato da Mike, abbiamo parlato più di un’ora, che oggi ho avuto conferma di quel bastardo, tanto per chiamarlo con il suo nome e cognome…”, chi è il bastardo?
CIURO: BORZACCHELLI
P.M. PIGNATONE: “…di tutta la vicenda, dai tempi dell’inizio sino a notizie di ieri, da persone che sono fuori dal nostro circuito, dal nostro mondo, però che sanno tutto, di tutto e per tutto, quindi ti lascio immaginare, proprio una confessione a libro aperto, incredibilmente, ed è una di quelle persone dove tu volevi andare quando è stata quella vicenda…”, dove doveva andare?
CIURO: Allora, RIOLO, a quanto pare… o era il suo Comandante, qualcosa del genere… uno dei suoi ufficiali, a quanto pare è transitato al S.I.S.D.E., o al S.I.S.M.I., non lo so di preciso, e forse lui voleva andare ad informarsi lì.
P.M. DI MATTEO: Intanto chi è, lo possiamo indicare per nome e cognome?
P.M. PIGNATONE: “… ed è una di quelle persone dove tu volevi andare quando è stata quella vicenda…”. Quando inizia questa vicenda, quella non è questa, evidentemente, è italiano…
CIURO: Sì.. se la mettiamo sotto il profilo dell’italiano…
P.M. PIGNATONE: No, la mettiamo sotto il profilo di logica…
CIURO: Di logica… no, no, è questa vicenda, cioè di questa vicenda stiamo parlando… allora, la vicenda
P.M. PIGNATONE: E da chi voleva andare?
P.M. DI MATTEO: Di quale vicenda stiamo parlando?
CIURO: Di questa, di questa… l’indagine a carico di AIELLO…
P.M. PRESTIPINO: Perfetto. E dove voleva andare RIOLO?
CIURO: RIOLO voleva andare a parlare con uno di questi, che era stato un suo superiore, non lo so di preciso, un ufficiale che era transitato ai Servizi…
P.M. PRESTIPINO: Ma di quali Servizi stiamo parlando?
CIURO: Il S.I.S.M.I. o il S.I.S.D.E., chi è dei due non lo so…
P.M. PRESTIPINO: E questo ex ufficiale, che ex capo di RIOLO, in quali Servizi è transitato, lei non lo sa, perfetto… quale dei due Servizi è, lei non lo sa?
CIURO: No.
P.M. PRESTIPINO: Perché abbiamo appena letto (incom.)…
CIURO: Sì…
P.M. PIGNATONE: Ma io ho detto… ma sono parole che mette in bocca RIOLO, sembra di capire, “no, io debbo andare a parlare con il mio ex principale, tanto per capirci, ed io ti ho detto, ma no, non è di quella parrocchia, è dell’altra parrocchia”…
Nell’attesa che i magistrati sbroglino l’intricata matassa, assume tinte sempre più fosche la figura dell'ex maresciallo dei carabinieri Antonio Borzacchelli, deputato dell'UDC, oggi agli arresti. Secondo le dichiarazioni degli altri indagati, oltre a questi contatti con i servizi, godrebbe di una influenza tale da potersi permettere di minacciare Aiello a scopo estorsivo. Per questo motivo la seconda sezione del tribunale di Palermo ha accolto la richiesta della procura di sequestrare i suoi beni: oltre alla villa dell'ex deputato i giudici hanno disposto anche il sequestro dei depositi bancari per un ammontare di un milione 250 mila euro. La ragguardevole cifra sarebbe frutto dei ricatti cui sottostava l'Aiello. In particolare il Borzacchelli avrebbe preso possesso della sopracitata villa acquistandola per soli 70 mila euro col denaro versato dal contabile dell'azienda di Aiello, tale Antonio D'Amico che avrebbe confermato.
Le minacce avrebbero riguardato sia la sua capacità di indirizzare indagini nei suoi confronti, sia di far revocare alcune autorizzazioni per lui fondamentali.
Il vizio della talpa però non sarebbe una novità per l’ex maresciallo. La rivelazione viene da Alfonso Sciangula, figlio del potentissimo Totò, coinvolto nelle inchieste mafia e politica e morto per infarto nel 1995. Sciangula junior, nel suo ultimo libro, decrive quanto fosse importante per suo padre e per la vecchia DC possedere una rete di talpe “che andavano prima selezionate, poi svezzate a mano, poi testate sul campo, prima con mansioni di routine e, solo dopo averne controllato l’affidabilità, mandate a controllare cose via via sempre più importanti”. E scavando ancora nei suoi ricordi gli è tornta alla mente proprio la figura del Borzacchelli che “Maresciallo dal lunedì al venerdì, con indosso la divisa dell’Arma, indagava e poi, riposta l’uniforme nell’armadio e indissati gli abiti civili, dal sabato alla domenica era l’amico dell’onorevole Sciangula, politico che, obtorto collo, in quelle indagini ci rientrava a pieno”. In un capitolo dedicato all’indagato aggiunge: “morto l’onorevole Sciangula, sentitosi orfano di cotanta amicizia, ha subito provveduto a lenire il suo dolore diventando amico dell’onorevole Cuffaro”.
E il Presidente, tanto per riportare la questione al centro, di “amici” ne ha davvero tanti e di tutti i tipi.
Sintomatica di tutta la faccenda l’intercettazione tra Vincenzo Greco, condannato a 6 anni di reclusione, e Giuseppe Guttadauro, capo del mandamento di Brancaccio che parlano tra loro di come sostenere attivamente e concretamente la campagna elettorale del Presidente della Regione.
GV- Vincenzo Greco
GU- Giuseppe Guttadauro
GI – Gisella Greco
GV: Con Totò Cuffaro avevo pensato di organizzare una cena eh far pagare cento, centocinquanta mila lire, un cocktail così, … di spendere venticinque, trentamila lire quelle che erano, quelli che retavano glieli davamo.
GU: quelli che uno piglia vedi che si, si vanno a scrivere… e io dico il discorso dei fax simile vedi quant’è, perché poi glielo diciamo, se paga questo vuole essere fatta la ricevuta? Va bene che suo padre non glieli può regalare venti milioni? E non lo so, certe volte uno … chi ci è passato mai, non ho idea di… se loro hanno poi problemi a dimostrare il bilancio?
(…)
GV: invece con Totò CUFFARO che prendiamo, direttamente e ce le portiamo in una busta?
GU: eh, che ce le mettiamo nella busta!
GV: nella maniera…
GU: che ci pro…
GV: nella maniera meno elegante ma più…
GI: concreta!
GV: più concreta possibile!
GI: ma così si fa. Uno non solo che …
GU: così si fa, … Gisa…così si fa con… che questo se lui sale nel, e ma poi che lui non si mette sugli attenti, per ogni “carcagnata nto mussu” (calcio in bocca n.d.r. fonetico) che si devono prendere, tu neanche hai idea!
GV: ogni volta che ci andia… che ci andiamo noialtri due ci devono mettere il tappeto, devono stare affacciati al finestrone e dire stanno venendo! … incompr…
GU: fa che l’amico, questo ora…
GI: tu così ci fai?
GU: a questo punto la stiamo facendo davvero la campagna, perché quando tu ci fai ad uno la campagna elettorale e gliela fai per davvero non è che poi prende e ci “babbiulia” (scherza n.d.r. - fonetico) che ci “babbulia”!?
GV: in America, BUSC non sta cancellando tutto quello che ha fatto CLINTON? Anche il trattato di Kyoto, l’ha preso, lo ha preso e glielo ha strappato e glielo ha buttato in faccia, sull’inquinamento. Perché quelli gli industriali …
GU: inquina, e gli ha dato i soldi a BUSC, quelli che inquinano, e devono continuare ad inquinare!
GV: gli hanno dato i soldi, quindi inquinamento non ce n’è più (ride)
GU: questi sono investimenti che uno fa!
GV: e noi ci stiamo americanizzando anche così!
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Arrestato ufficiale
dell’Arma
Lo scorso 13 luglio il tenente colonnello dei carabinieri Pietro Traina è stato arrestato insieme all’imprenditore Giampiero Marchese. L’operazione è stata condotta dai carabinieri del Nucleo Operativo di Palermo. Traina prestava servizio in qualità di capo del servizio amministrativo presso il Comando interregionale dei carabinieri di Messina. L´ufficiale, 49 anni, gestiva anche le gare d´appalto per quelle ditte che forniscono apparecchiature per indagini tecniche. Microspie. Nell’ordinanza di custodia cautelare il Gip Antonio Tricoli gli ha contestato i reati di favoreggiamento e concussione. Già nella richiesta di arresto i Pm Roberta Buzzolani e Michele Prestipino, coordinati dal Procuratore Aggiunto Giuseppe Pignatone, lo accusavano di aver “sfruttato la sua qualità di ufficiale dell’Arma per tentare di acquisire notizie circa l’esistenza di un’inchiesta nei confronti di una persona a lui vicina, l’imprenditore Giampiero Marchese”. L’imprenditore era realmente indagato, in passato era stato candidato per la Rete al Consiglio Comunale che successivamente era stato sciolto per infiltrazioni mafiose; i carabinieri gli stavano alle costole per cercare di arrivare a Salvatore Sciarabba, rappresentante di Bernardo Provenzano a Misilmeri (arrestato lo scorso 7 ottobre dopo 6 anni di latitanza). Marchese è stato arrestato con l’accusa di concussione. Gli imprenditori amici contattavano Traina che forniva loro buoni consigli sulle offerte da presentare, in cambio esigeva lavori a casa propria. L’ufficiale si era spinto fino al punto di costringere il titolare di una ditta di elettronica che lavora per i carabinieri a far bonificare l’auto e l’ufficio di Marchese. Sfruttando il suo grado il tenente colonnello era andato alla Compagnia di Misilmeri facendo una serie di domande al capitano su indagini in corso, senza però ottenere ciò che voleva. Secondo il Gip le intercettazioni telefoniche “dimostrano la disponibilità da parte di Traina a condotte chiaramente contrarie ai canoni legislativi e comunque alle regole di buona amministrazione”.
L.B.
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Incontri pericolosi
La giornata del 31 ottobre 2003 è una di quelle importanti, Totò Cuffaro si deve incontrare in incognita con Michele Aiello, a Bagheria, in un negozio di abbigliamento. Alle 16.52 il Presidente della Regione Siciliana chiede al suo autista Vito Raso se ha confermato l’appuntamento. Vito Raso risponde che lo ha fissato per le 18.00. Alle 19.07 Giovanni Antinoro, segretario del Presidente, dice a Giuseppe Gambino, autista alla Regione Siciliana, che loro (lui e Cuffaro) hanno allontantato tutti, anche la scorta perché sono fuori in incognito. Alle 19.11 Giovanni Antinoro riferisce a Pino Gambino di non farsi vedere in Presidenza. Alle 21.07 Giovanni Antinoro dice a Pino Gambino di chiamare la scorta e di andare in via Villareale di Palermo. Epilogo: alle 21.09 Cuffaro comunica al figlio Raffaele di avergli comprato materiale di abbigliamento. Il Presidente, di fronte all’evidenza dei fatti, ricostruiti grazie a un lavoro certosino della Procura e delle forze dell’ordine, ha dichiarato di essersi effettivamente incontrato con Aiello nel negozio di abbigliamento a Bagheria, ma esclusivamente per parlare del tariffario sanitario da definire. Nelle intercettazioni telefoniche il nome di Aiello non viene mai citato.
31/10/03 ore 16.52
Cuffaro: dove sei?
Vito Raso: vicino casa…
Cuffaro: eh ma… hai confermato, non hai confermato?
Vito Raso: alle 18.00…
Cuffaro: ma lo hai fatto venire?…
Vito Raso: eh come?
Cuffaro: gli hai detto per telefono?
Vito Raso: no è venuto…
Cuffaro: va bene…
(…)
31/10/03 ore 19.07
Giovanni Antinoro: Pino?
Giuseppe Gambino: ehi Giovanni…
Giovanni Antinoro: mi senti?
Giovanni Antinoro: tieniti disponibile che ti chiamiamo più tardi
Giuseppe Gambino: come?
Giovanni Antinoro: tieniti disponibile…
Giuseppe Gambino: perché?
Giovanni Antinoro: che ti chiamiamo verso le nove… perché abbiamo mandato…
Giuseppe Gambino: (inc.)
Giovanni Antinoro: (Antinoro Giovanni abbassa il tono della voce e riferisce) perché non lo so. Deve andare da qualche parte, poi deve andare a prendere sua figlia (abbassa ulteriormente il tono della voce) per ora abbiamo mandato tutti, abbiamo mandato pure la scorta, capisci?… E siamo fuori in incognito, d’accordo?
Giuseppe Gambino: e allora, scusa, io me ne vado a casa?
Giovanni Antinoro: (Giovanni riprende il normale tono della voce) si, e ti chiamiamo
Giuseppe Gambino: eeeh… va bene. Io ho le chiavi, volevo portarti le chiavi nel caso in cui non mi chiami più
Giovanni Antinoro: no, ti ho chiamato… se ti dico che deve uscire, deve uscire.
(…)
31/10/03 ore 21.07
Giuseppe Gambino: Giovanni?
Giovanni Antinoro: Pino…
Giuseppe Gambino: eh ?…
Giovanni Antinoro: vieni… chiama la scorta e venite in via Villareale… dove c’è la Clinica Candela
Giuseppe Gambino: dove… via villareale?
Giovanni Antinoro: dove c’è la Clinica Candela, l’hai presente?
Giuseppe Gambino: e dobbiamo venire con la scorta lì?
Giovanni Antinoro: si, tu dove sei?
Giuseppe Gambino: io a casa sono…
Giovanni Antinoro: e va bene, io aspetto a te che ci devo mettere delle cose in macchina
(…)
31/10/03 ore 21.09
Cuffaro Salvatore: e amore ?…
Cuffaro Raffaele: eh pà…
Cuffaro Salvatore: ti ho comprato due camicie molto belle…
Cuffaro Raffaele: ma di cosa ?…
Cuffaro Salvatore: Harry Potter queste cose qua… poi ti ho comprato un giubbotto quello senza maniche, te lo metti? … si usano questi ? vero è?
Cuffaro Raffaele: ma dove me li hai comprato?
Cuffaro Salvatore: in un negozio di articoli sportivi…
(…)
box3
Totò Cuffaro
aggredisce verbalmente una giornalista
Palermo. Lo scorso 29 luglio a margine dell’incontro che si è svolto a palazzo d'Orleans con l'ex ostaggio Salvatore Stefio, la moglie Emanuela e il sindaco di Catenanuova (Enna), Mario Mazzaglia, il presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro ha aggredito verbalmente la collega dell’Adnkronos di Palermo Elvira Terranova. Cuffaro, dopo averla notata nel gruppo dei giornalisti presenti, l’ha apostrofata pubblicamente definendola “un essere spregevole” per aver pubblicato stralci di verbali di intercettazioni telefoniche nelle quali si fa riferimento al figlio e alla moglie del governatore della Sicilia. La Terranova ha replicato “di aver fatto solo il proprio lavoro”, la scena è avvenuta dinanzi ad altri giornalisti rimasti inspiegabilmente in silenzio. Il giorno seguente sulle pagine dei quotidiani locali è apparsa la solidarietà dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia, dall'Assostampa Palermo e del direttore dell'agenzia Adnkronos, Giuseppe Marra, che ha condannato duramente l’atteggiamento del governatore. Il deputato della Margherita Giovanni Burtone ha presentato un'interrogazione al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri. Alla collega Elvira Terranova, “rea” di aver adempiuto al principio sacrosanto di ogni giornalista che è quello di dire la verità, la piena solidarietà di tutta la redazione di ANTIMAFIA Duemila, unitamente alla nostra condanna più totale nei confronti dell’episodio verificatosi che dimostra la reale natura di chi, braccato da inchieste giudiziarie, intende “controllare” l’informazione come tentativo di difesa estrema.
L. B.
ANTIMAFIADuemila N°41














