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La strana coppia

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Il senatore Dell’Utri e il boss Virga condannati a due anni di carcere
di Monica Centofante

Il senatore e il boss. Una storia di destini incrociati che parte dalla comune data di nascita, l’11 settembre, e finisce con la sentenza emessa il 27 aprile del 2004 dalla quarta sezione penale del Tribunale di Milano (Presidente Edoardo D’Avossa, a latere Antonella Bertoja e Marco Tremolada).
Due anni di reclusione per il senatore della Repubblica e parlamentare europeo Marcello Dell’Utri, due anni di reclusione per il capomafia di Trapani Vincenzo Virga. Quasi pienamente accolta la richiesta del pm Maurizio Romanelli.
Politico e mafioso condannati insieme, con l’accusa di tentata estorsione aggravata commessa in concorso con un altro boss, Michele Buffa, deceduto nel 2000.
Nasce da una dichiarazione casuale resa da Vincenzo Garraffa – medico specializzato in medicina nucleare, eletto nell’aprile ’92 senatore e già presidente della Pallacanestro Trapani – il procedimento culminato nella duplice pena. All’esito di un verbale concernente tutt’altra faccenda, annotano i giudici, e per questo privo di alcun elemento che possa far solo ipotizzare un interesse ad accuse calunniose nei confronti degli imputati.
Ma analizziamo i fatti. E’ l’estate del 1990 quando in seguito alla promozione della Pallacanestro Trapani in serie A2 il presidente Garraffa si rivolge al senatore Pietro Pizzo per alcuni consigli sulla ricerca di uno sponsor. Gli viene così presentato il funzionario di Publitalia Enzo Piovella, che insieme al collega Biraghi Dario, riesce a fargli ottenere la desiderata sponsorizzazione dalla società Birra Messina. Per un importo che non viene trattato e che risulterà successivamente essere pari a 1 miliardo e mezzo di vecchie lire. Una volta ottenuta la somma il Garraffa inizia a provvedere al pagamento dei diritti di agenzia. Una, due, tre tranches per un totale di 170 milioni di lire. Ma i soldi sembrano non bastare mai. Il Piovella contatta nuovamente Garraffa per dirgli di portare a Milano, e <<in contanti>>, l’importo della provvigione. Il presidente della società sportiva decide allora di vederci chiaro: si rivolge ad una locale agenzia per domandare <<l’importo che veniva ordinariamente pagato come provvigione per altri contratti di sponsorizzazione>> e gli viene risposto che solitamente si parla di cifre che variano dal 5 al 10% dell’importo ottenuto. Il calcolo è presto fatto: a Publitalia vanno restituiti circa 100 milioni di Lire, già abbondantemente superati. Il Garraffa si reca così a Milano, blocchetto degli assegni alla mano, per completare il pagamento, convinto di dover ormai consegnare una cifra irrisoria, ma è qui che gli si presenta l’amara sorpresa.
Innanzitutto non è assolutamente possibile effettuare pagamenti con assegno, gli comunica il Piovella e per completare il risarcimento, aggiunge, sono necessari altri 530 milioni. La somma totale ammonta infatti a 700 milioni, circa il 50% dell’intero ammontare della sponsorizzazione.
All’affermazione stupita del Garraffa, <<scusate, ma questi non mi sembrano diritti di agenzia>>, il Piovella controbatte: <<Questa è, diciamo, la nostra filosofia>>, <<noi procuriamo questi contratti, abbiamo sotto contratto la bellezza di dodici società di calcio tra Serie A e Serie B, per la motonautica facciamo dei contratti uno a quattro>>. Che significa? Che <<facciamo un contratto di 4 miliardi, uno lo trattiene, diciamo, lo sponsorizzato e 3 ritornano in nero>>.
Sulle prime il Presidente della Pallacanestro Trapani si scusa, ammette la sua ingenuità a non essersi preoccupato prima della cosa e accetta di restituire i 530 milioni a patto di ricevere in cambio una regolare fattura. <<Sia ben chiaro – racconta ai giudici – era da poco entrata in vigore la legge antiriciclaggio>>. Ma di questo neanche a parlarne. Nessuna fattura, sottolinea ancora il funzionario di Publitalia, i soldi vanno restituiti in nero, secondo la prassi. Il Garraffa non ci sta. Si oppone alla richiesta con un deciso rifiuto, rientra a Trapani e indice una riunione con i protagonisti della gestione della squadra. Venuti a sapere del fatto tutti i presenti decidono di non pagare. Tra questi, l’avvocato Liotti. <<Quando tutti furono arrivati – ricorda – ho ribadito il mio pensiero dicendo che l’esborso poteva avvenire solo se documentalmente giustificato; diversamente avrei fatto constare la mia opposizione formalmente. A questo punto il Garraffa immediatamente prese atto della mia posizione e si mostrò d’accordo con la mia decisione, non opponendo alcunché , la mia posizione divenne, dunque, decisione unanime di tutti i presenti>>.
Sul fronte di Publitalia soffia intanto vento di tempesta. Il rifiuto a restituire parte della somma crea non pochi problemi alla regolamentazione degli interessi intervenuta in precedenza con la Birra Dreher-Heineken. La sponsorizzazione della Pallacanestro Trapani, spiegano infatti i giudici, si inserisce “in un più ampio e complesso accordo tra il Gruppo Dreher- Heineken e Publitalia”, che prevede “una complessiva erogazione da parte di Dreher-Heineken di 1.500 milioni (interamente versati a Pallacanestro Trapani), un ritorno in nero su Publitalia di 750 milioni e l’ottenimento da parte del gruppo Dreher-Heineken di una campagna pubblicitaria sulle reti Mediaset del valore di Lire 1.300 milioni, oltre ad omaggi in pubblicità, sempre sulle medesime reti, per ulteriori 500.000 milioni”.
E’ per tale motivo che Filippo Starace, direttore Marketing della Birra Dreher spa, tenta in ogni modo, insieme a Piovella di assicurarsi la somma pretesa.
E per farlo contatta tale Barbera per ottenere un incontro con l’allora Presidente della società Publitalia 80 Marcello Dell’Utri.
Garraffa da parte sua, già oggetto di plurime pressioni, prova intanto a recuperare il rapporto con lo sponsor, rivalutando la possibilità di retrocedere una parte della somma - assumendo comunque la necessità di una erogazione formale e non in nero – e proponendo di trasformare il contratto da annuale a biennale senza ulteriori esborsi per Birra Messina.
Alle sue richieste di ridiscutere i termini della restituzione Piovella e Biraghi affermano la loro mancanza di potere decisionale. Il Presidente della società sportiva si vede quindi costretto a richiedere un appuntamento con il Dell’Utri. Circostanza, tra l’altro, testimoniata dalla teste Maria Pia La Malfa – cognata del senatore forzista – da un telegramma inviato in data 26 novembre ’91 e dalle dichiarazioni dello stesso imputato nonché di Filippo Alberto Rapisarda.
Una volta faccia a faccia il responsabile di Publitalia 80 si rivolge in modo poco cordiale al Garraffa, rifiutando una qualsiasi trattativa e chiedendogli solo se sia o meno disponibile a pagare. Al suo rifiuto di corrispondere la cifra in nero controbatte: <<Le consiglio di ripensarci perché abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare>>.
Seguono altri incontri. Uno è in coda ad una trasmissione sportiva, “presumibilmente Pressing”.
All’esito della quale il Dell’Utri fa chiamare il Garraffa. E’ quest’ultimo, in tono provocatorio, a chiedere all’odierno senatore: <<Come mai mi hai permesso di partecipare a questa trasmissione?>> La risposta è glaciale: <<Non lo sapevo altrimenti avrei bloccato la trasmissione, come ho fatto al Maurizio Costanzo Show>>. Il riferimento è ad un invito del Garraffa al programma serale inspiegabilmente cancellato solo due giorni prima della data prestabilita poiché, avrebbe detto lo stesso Dell’Utri, non era opportuno che un soggetto debitore di Mediaset andasse a farsi pubblicità proprio sulle sue reti.
La conversazione continua. Dell’Utri, in riferimento ad una doglianza del Garraffa circa la mancata erogazione di finanziamenti alla Pallacanestro Trapani da parte del Presidente della regione Sicilia Rino Nicolosi, nuovamente afferma: <<Abbiamo amici dappertutto>>.
Giunto a questo punto il Garraffa si trova costretto a rivolgersi ad un’altra agenzia pubblicitaria, la Image Building, che nel corso del ’91 si impegna a curare l’immagine della società sportiva al fine di ricercare un nuovo sponsor. A rigor di logica l’impresa non dovrebbe essere difficile visti i successi conseguiti dalla squadra nell’annata sportiva in questione – la Pallacanestro Trapani viene promossa dalla Serie A2 alla Serie A1 – e il notevolissimo ritorno d’immagine già prodotto per la Birra Messina con conseguente notevole aumento di vendite. Ma, nonostante i successi della squadra siano ormai motivo di orgoglio per tutta la Sicilia, lo sponsor non si trova. Il sig. Paolini - socio di Giuliana Paoletti, titolare della Image Building – spiega a Garraffa che anche se si riusciva a trovare qualche impresa interessata il contratto andava in fumo per via del veto opposto da Publitalia.
Qualche mese più tardi entra in scena Vincenzo Virga, capomandamento di Trapani. Sono le sette del mattino quando si reca nello studio medico di Garraffa in compagnia di Michele Buffa. Entrambi soggetti che lo stesso Garraffa aveva avuto modo di conoscere in precedenti occasioni. Il Buffa rimane per tutto il tempo in assoluto silenzio. Virga, dal canto suo, si limita a motivare la sua visita con il tentativo di <<aggarbare questa situazione di bisticcio che c’è tra Lei e la Pallacanestro Trapani e la Publitalia>>. Garraffa gli chiede se a sollecitare questa cosa sia un siciliano o un milanese e la risposta è: <<La richiesta viene da Milano>>. <<E’ Dell’Utri?>>, incalza il Garraffa, e l’altro cala gli occhi e la testa in segno di assenso.
Testimonianze della veridicità di questi fatti arrivano anche dai collaboratori di giustizia Vincenzo Sinacori e Giuseppe Messina. E’ il primo a dichiarare nel 1997: <<Del Garraffa ricordo che negli anni 90, durante la mia latitanza, Messina Denaro Matteo mi riferì che dal carcere era arrivata la voce di chiedere dei soldi (circa 800 milioni) al Garraffa … Il Messina mi disse di contattare Virga … lo stesso Virga mi disse che l’interessato poteva essere Mangano Vittorio e, non ricordo se Dell’Utri Marcello. Virga mi disse che aveva mandato qualcuno e che il Garraffa aveva detto che non avrebbe dato nulla perché nulla doveva>>. Sempre al 1997 risalgono le rivelazioni di Giuseppe Messina. <<Di tale società (Pallacanestro Trapani) – sono le sue parole - ho saputo per bocca di Michele Buffa, che Dell’Utri cercava di entrare in possesso di 400 milioni che il Garraffa gli avrebbe dovuto dare (in quanto promessogli) quale ristorno in nero di una operazione di sponsorizzazione della Pallacanestro Trapani da parte di Birra Messina. Tale ristorno non venne poi fatto e i rapporti Garraffa Dell’Utri si incrinarono. Colloco questi fatti (ma non sono sicuro) circa 3, 4 anni fa. Seppi da Buffa che Dell’Utri rivolgeva a Garraffa inviti pressanti a pagare. Non so se il Buffa abbia saputo tali fatti dal Virga, se così fosse è chiaro che il Virga sapeva perché aveva avuto incarico di riscuotere questi soldi. Buffa mi disse che Garraffa negava di dovere dei soldi. So per certo che Pallacanestro Trapani, dopo questi fatti, ebbe difficoltà a trovare uno sponsor>>.
E tali difficoltà si protrassero nel tempo, spiegano oggi i giudici, nonostante la Publitalia non riuscì più a recuperare il suo “credito”. Credito, continua il documento, che derivava non da un tentativo di evasione fiscale, bensì dal tentativo di creare disponibilità extrabilancio. Non andato in porto solo perché gestito in modo poco accorto dal Piovella, licenziato in seguito alla vicenda con comunicazione priva di motivazione.
E “nel caso in esame”, si legge ancora nelle motivazioni della sentenza, “lo scopo esclusivo è come si è detto, la creazione di fondi occulti. Siamo, quindi, in presenza di una tipica operazione criminale, atteso che la raccolta di fondi extrabilancio, addirittura con sicure perdite rispetto ad un’operazione in chiaro, costituisce un tipico strumento finalizzato ad ulteriori e più gravi fatti, essendo notorio che i fondi occulti, servano essi per corrompere, per inquinare il mercato, per erogare compensi che non possono o non vogliono essere pubblicamente dichiarati, sono comunque utilizzati per scopi sempre ed esclusivamente illeciti”.
Detto questo la questione si fa ancora più inquietante. Il perché è presto detto. E’ chiaro a tutti che se un rappresentante di Cosa Nostra, e in particolare un capomandamento, accetta di “fare un favore” ad un soggetto politico è solo perché dietro a quel favore si nasconde un qualche interesse. Di quale interesse si tratta nel caso specifico? Nel corso della requisitoria del processo palermitano che vede il senatore accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, i pm Ingroia e Gozzo hanno affermato che Dell’Utri potrebbe essere addirittura considerato soggetto organico alle famiglie mafiose. Se così fosse, è lecito chiedersi quale destinazione potrebbero aver avuto quei fondi illeciti?



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