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Arrestati i vertici del Sismi per il rapimento di Abu Omar

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Roma 5 luglio 2006 - Il Sismi è stato complice della Cia nell’operazione illegale di sequestro dell’imam Abu Omar a Milano il 17 febbraio 2003. Il caso è emerso dall’inchiesta condotta dal pool antiterrorismo della procura di Milano guidato dal Pm Armando Spataro sul rapimento dell’imam egiziano da parte di 22 agenti CIA. Come si ricorderà Abu Omar ex imam della moschea di via Quaranta e del centro di cultura islamica di viale Jenner, da oltre un anno era sotto indagine perché sospettato di aver legami con organizzazioni islamiche estremiste. Gli veniva contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. L’iman dopo essere stato catturato era stato poi trasferito - passando per la base USA di Aviano e la base di Ramstein, in Germania - in Egitto, dove sarebbe stato torturato e dove sarebbe ancora rinchiuso. Secondo la ricostruzione dei magistrati fin dall’autunno 2002  il Sismi collaborava con la Cia per organizzare il rapimento. E per agevolare la sua riuscita, erano stati sostituiti, a fine 2002, i capi centro di Milano e di Trieste. Per occultare il reato ed evitare l’arresto, i dirigenti del servizio segreto militare italiano hanno cercato in ogni modo di inquinare e depistare l’inchiesta milanese usando come spie giornalisti “amici”, quali Renato Farina e  Claudio Antonelli di Libero, (indagati per favoreggiamento) e intercettando abusivamente il giornalista di Repubblica Giuseppe D’Avanzo (arrivando a pedinarlo insieme al collega Carlo Bonini). I due giornalisti di Libero, “imbeccati” dai dirigenti dei servizi avrebbero cercato di carpire informazioni dai magistrati, e non solo, per passarle poi al Sismi. Per quanto riguarda Farina, nome in codice “fonte Betulla”, sono emerse alcune ricevute di pagamento a suo favore di 2.500 e 5.000  quale “retribuzione” da parte del Servizio Militare Italiano. La “casa madre” di queste nuove attività illegali del Sismi si trovava in un anonimo ufficio in via Nazionale a Roma, con intere stanze piene di dossier minatori o ricattatori attualmente al vaglio della magistratura e della polizia. Con l’accusa di concorso in sequestro di persona, aggravato dall’abuso dei poteri di pubblico ufficiale sono stati arrestati Marco Mancini, 46 anni, capo della prima divisione (controspionaggio e antiterrorismo) del Sismi, e il suo ex superiore diretto, il generale Gustavo Pignero, a cui i giudici hanno concesso i domiciliari per l’età e per le cagionevoli condizioni di salute. Con la stessa accusa sono stati invitati a comparire in Procura a Milano, come indagati per il rapimento, altri quattro alti funzionari del Sismi. Un altro funzionario del Sismi, Pio Pompa, ex collaboratore di Telecom è stato accusato di favoreggiamento e di intercettazione abusiva. Nelle 480 pagine di ordinanza i magistrati milanesi hanno elencato tutti gli indizi che comprovano la complicità dei servizi italiani nel sequestro voluto dalla Cia. Una delle prove schiaccianti contro i vertici del Sismi si è materializzata in un’intercettazione telefonica in cui Mancini e il generale Pignoro confessano, per tre volte, di aver inviato propri uomini a Milano per aiutare la Cia a rapire l’imam. Per non parlare delle dichiarazioni del maresciallo del Ros Luciano Pironi, testimone al momento del rapimento di Abu Omar, che hanno rafforzato ulteriormente l’impianto accusatorio. L’inchiesta sul sequestro eseguito dalla Cia in Italia aveva già portato i magistrati milanesi a ordinare l’arresto di 22 agenti segreti americani, tra cui l’ex capo dell’intelligence Usa a Milano. Le nuove indagini dei pm Armando Spataro e Ferdinando Enrico Pomarici hanno portato il giudice Enrico Manzi a disporre altri quattro mandati di cattura. I nuovi ricercati sono Jeffrey Castelli, capo della Cia in Italia nel periodo del sequestro, poi promosso a Washington; il colonnello Joseph Romano, all’epoca comandante della base Usa di Aviano, da dove partì l’aereo Cia con l’ostaggio; l’agente Ralph Henry Russomando, che fabbricò un falso dossier per smentire che l’imam fosse mai stato rapito; e la diplomatica Sabrina De Souza, inviata da Roma per “discutere” del blitz con il capo centro della Cia di Milano, Robert Lady. Salgono così a 28 gli ordini d’arresto per il sequestro dell’imam. In tutto questo ginepraio resta da definirsi la posizione del direttore del Sismi, Nicolò Pollari che fin dall’inizio si è detto totalmente estraneo alla vicenda. Il generale sostiene di avere sempre rifiutato la partecipazione del suo ufficio ai rapimenti voluti dalla Cia. Ma le intercettazioni telefoniche fra il generale Gustavo Pignero e lo stesso Pollari lo smentiscono e confermano che il capo del Sismi era stato informato di tutta l’operazione. Un tassello fondamentale riguarda il ruolo del passato governo di centrodestra. Marco Mancini ha sempre lavorato a stretto contatto con Palazzo Chigi e con il sottosegretario Gianni Letta che, durante il governo Berlusconi, aveva la delega per i rapporti con i servizi segreti. Di contraltare Palazzo Chigi ha sempre negato un qualunque coinvolgimento nel sequestro di Abu Omar. Posizione avallata dagli USA che però  non hanno mai dato spiegazioni su una lettera di encomio (datata 2003) intestata proprio a Marco Mancini e firmata da George W. Bush. Mentre stiamo per andare in stampa continuano ad emergere particolari inquietanti sull’intera vicenda che confermano ulteriormente il ruolo integrante dei “servizi” nei troppi “misteri” del nostro Paese. Un coinvolgimento ben noto a tutti i governi che si sono succeduti, restii a fare definitivamente chiarezza sull’argomento, puntando se mai a una ennesima “riforma dei servizi” che accontenti un po’ tutti.
L.B.


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