La memoria di Peppino
Il pomeriggio di sabato 5 maggio, quando sono arrivato a Casa Memoria “Felicia e Peppino Impastato”, l’ho trovata vuota. Cosa alquanto inusuale il giorno prima dell’inizio del VI Forum Sociale Antimafia organizzato in occasione dell’anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato, avvenuto il 9 maggio del 1978, come ormai è noto a molti dopo l’uscita del celebre film di Marco Tullio Giordana “I cento passi” che ha reso famoso alla massa l’impegno contro la mafia del giovane rivoluzionario siciliano.
Quest’anno, per motivi economici e organizzativi, non si è allestito il campeggio che fino allo scorso anno sorgeva nel campo sportivo di Cinisi ed era popolato da molti giovani che, inevitabilmente, animavano Casa Memoria e Corso Umberto, la strada principale del paese su cui si affaccia quella che fu l’abitazione di Peppino e, fino a tre anni fa, di sua madre Felicia.
Quel sabato pomeriggio si stava allestendo una mostra fotografica presso una sala del Municipio di Cinisi (o, come diceva Peppino dai microfoni di Radio Aut, maficipio di Mafiopoli). Eravamo in cinque, tra cui Giovanni Impastato, fratello di Peppino; era seduto su una sedia, pensieroso, mi ha confidato il timore che ci potesse essere poca partecipazione ai forum. L’ho tranquillizzato dicendogli che la manifestazione sarebbe stata sicuramente partecipata, sui forum non mi sono sbilanciato, memore dell’anno precedente quando forum dai temi interessanti avevano fatto registrare una partecipazione scarsa ma al corteo si erano presentati tantissimi giovani, compagni e compagne di ieri e di oggi.
Giovanni mi ha informato che per il 2008, in occasione del 30° anniversario, si prevede di organizzare un grande evento e la manifestazione del 9 maggio sarà di carattere nazionale. Per realizzare questo evento imponente Casa Memoria ha lanciato già quest’anno una campagna di sottoscrizione.
Il presagio di sabato pomeriggio non sarebbe stato smentito domenica mattina con la prima manifestazione ufficiale dell’evento che si sarebbe svolta sul terreno confiscato alla mafia gestito dalla cooperativa NoE (No Emarginazione) di Partitico, a circa 15 chilometri da Cinisi. Il presidente Paolo Rappa, aveva proposto di piantare vari alberi per Peppino per dare un segnale di risposta a chi aveva sradicato un albero piantato in sua memoria a Termini Imerese pochi giorni prima. Gli organizzatori del forum avevano accettato di buon grado la proposta. Domenica mattina, anche se eravamo in pochi, prendeva il via l’iniziativa. Sono stati piantati due alberi: un noce e un carrubo, ogni persona che piantava un albero doveva lasciare un biglietto con scritto il proprio nome e una frase per Peppino. Sul carrubo è stata lasciata la seguente: «Mai nessuno potrà estirpare le radici delle tue lotte. Mai nessuno potrà sradicare la tua memoria, sempre viva in noi rivoluzionari. Questo albero crescerà come la nostra speranza, come il nostro desiderio di ribellione, come la nostra volontà di cambiare. E sarà da monito per noi, per schierarci dalla stessa parte della barricata. Sempre».
Il pomeriggio del 9, prima della partenza del corteo, il successo sarebbe stato maggiore con oltre venti alberi piantati; l’iniziativa sarebbe continuata anche dopo i quattro giorni del forum, senza limiti di tempo. Anche oggi, chi lo desidera, può andare alla cooperativa NoE, acquistare un albero con pochi euro e piantarlo con le proprie mani.
Domenica pomeriggio è iniziato il primo dei quattro forum previsti dal titolo “Oro blu: L’acqua da bene comune a merce”. Sono intervenuti Antonio Marotta, consigliere provinciale del Prc; Ernesto Salaria, portavoce forum ambientale per l’acqua pubblica; Francesco Lannino, segretario generale Filcem Palermo; Giuseppe Mattei, responsabile regionale acqua dei Verdi; Giuseppe Dicevi dell’Associazione Culturale Peppino Impastato; i geologi Federico Calvi e Fabrizio Nigro. Molti relatori per un pubblico scarso, eppure l’importanza del tema e il livello degli interventi avrebbero meritato un pubblico ben più numeroso. I relatori, oltre a ribadire il problema della privatizzazione dell’acqua, hanno delineato le lotte che sono in atto e come saranno sviluppate nel prossimo futuro.
La mattina di lunedì 7, come l’anno precedente, si è tornati a parlare di educazione antimafia: “Un nuovo progetto per le scuole”. Proposte per lo studio della storia della mafia e dell’antimafia a scuola e per la costruzione di un Memoriale-laboratorio. Ancora una volta, di fronte ad un pubblico scarso, sono intervenuti Pia Blindano e Umberto Santino. È stata ribadita la necessità di non relegare l’antimafia ad una sola ora all’interno della didattica ma di inserire l’educazione antimafia nei programmi di tutte le discipline. Inoltre è stato sottolineato il concetto fondamentale di parlare di antimafia nelle scuole e di non ridurre l’antimafia ad un discorso generico di legalità in quanto non tutta l’illegalità è mafiosa.
Gli animi si sono risollevati il pomeriggio del giorno seguente con un’ampia partecipazione al forum voluto dai giovani di Casa Memoria e dei collettivi universitari che insieme hanno collaborato per l’organizzazione dell’evento. Si è parlato del movimento studentesco del ’77, delle radio libere e “dell’anomalia di Radio Aut”. Sono intervenuti Salvo Vitale del gruppo redazionale di Radio Aut; Valerio Monteventi di Radio Alice, Tano D’Amico, fotografo del movimento, Umberto Santino e vari esponenti del ’77 palermitano. I concetti emersi sono stati di notevole interesse ed hanno dato una lettura alternativa all’immagine stereotipata che il pensiero dominante dà di quella straordinaria stagione di lotte. Salvo Vitale ha messo in parallelo l’esperienza di Danilo Dolci e di Peppino Impastato, entrambi hanno voluto usare la controinformazione come strumento di cultura e per dare voce ai lavoratori e alle fasce emarginate e dimenticate dai media ufficiali.
Molto efficace è risultato l’intervento di Valerio Monteventi di Radio Alice di Bologna, nata in modo casuale già nel ’76 per mettere in contatto realtà diverse; «in principio non aveva una linea editoriale precisa, chi arrivava per primo ai microfoni della radio teneva la sua ora di trasmissione», ha raccontato Monteventi; così avevano voce i lavoratori pubblici che in quegli anni fondarono le prime organizzazioni sindacali di base, gli operai metalmeccanici, gli studenti medi e universitari. Da casa gli ascoltatori potevano intervenire via telefono e interagire con i redattori e gli altri ascoltatori, cosa che oggi ci sembra normale, mentre per l’epoca era una grande novità. Radio Alice, per la sua forza, per il grande impatto che aveva sulla città era divenuta il nemico principale del Pci che considerava le radio libere «più pericolose delle molotov». Non a caso proprio il Pci insisteva per promulgare una legge che limitasse la diffusione delle radio libere.
L’11 marzo a Bologna avvenne un fatto di sangue che cambiò il corso della storia italiana: la mattina scoppiò una scaramuccia tra movimento e Comunione e liberazione, dopo che il gruppo cattolico il giorno prima aveva disturbato una assemblea del movimento. Una scaramuccia come tante, invece intervennero pesantemente polizia e carabinieri, partì una caccia all’uomo nelle vie del centro, prima sparò la polizia, mezz’ora dopo aprirono il fuoco i carabinieri che uccisero Francesco Lo Russo, colpito alle spalle mentre, disarmato, sfuggiva alle cariche. Il 12 marzo Radio Alice fu devastatata dalla polizia e i redattori presenti arrestati; la magistratura sostenne che la radio del movimento fosse responsabile dell’insurrezione a Bologna. In realtà non fu così, come hanno ricordato molte persone intervenute nel dibattito del forum, lo stato represse violentemente quel movimento per portarlo allo scontro frontale, per spingerlo verso la lotta armata; una parte di esso effettivamente finì col prendere le armi in mano ritenendo che non ci fossero più gli spazi per un’azione politica democratica di fronte ad uno stato repressivo e violento. Lo stesso Cossiga, pochi mesi fa, ha ammesso che l’intervento dei carri armati a Bologna da lui voluto fu uno sbaglio perché portò il movimento alla lotta armata. In realtà quella scelta fu funzionale allo stato per giustificare la repressione che quotidianamente avveniva durante le manifestazioni, dove le forze di polizia reprimevano con ferocia le parti disarmate e non violente del movimento: femministe e indiani metropolitani. Più relatori hanno sottolineato che il movimento del ’77 nacque come un movimento non violento, composto da studenti ma non solo. La lettura di quegli anni come anni di piombo è parziale e fuorviante, è una lettura discriminatoria. Il ’77 è stata un’ esperienza di socialità, vi era la voglia di stare insieme per cambiare la società, per migliorare le condizioni del movimento operaio.
Quel movimento studentesco partì da una risposta ad un problema concreto che era la controriforma del Ministro Malfatti. Fu un movimento vitale: assemblee, riunioni e continue discussioni lo caratterizzarono molto più delle P38. A Palermo quella stagione era iniziata già negli anni precedenti, nel ’75-’76 studenti, gruppi vari e gente dei quartieri lottavano per il diritto alla casa, contro il caro vita attraverso l’autoriduzione delle bollette delle utenze.
In conclusione dei lavori, di fronte a molti studenti universitari di oggi, Monteventi ha lanciato loro un messaggio chiaro ed efficace: «non fidatevi dei leader, il ’77 non li ha avuti. Oggi la politica è fatta dai leader perché siamo di fronte alla personalizzazione della politica» ma non bisogna delegare l’impegno, bisogna essere protagonisti.
La mattina del 9 si è tenuto l’ultimo forum in occasione dei 100 anni della Cgil: “Sindacato e società civile nella lotta contro la mafia. Dalle lotte contadine e operaie all’antimafia sociale. (mercato del lavoro, lavoro nero, sicurezza, precarietà, mobilità)”. Ha introdotto Umberto Santino, sono intervenuti: Franco Padrut, già segretario della Camera del lavoro di Palermo, Claudio Treves responsabile nazionale della Cgil per i problemi del mercato del lavoro, Rosa La Plena del Comitato “Esserci”, Toni Pellicane del Comitato dei senza casa “12 luglio”. Particolarmente efficace si è rivelato l’intervento di Pellicane che ha denunciato l’uso improprio delle case confiscate ai mafiosi, troppe di esse sono assegnate agli amici degli amici dei politici. Così come ha denunciato l’acquisto del voto alle ultime comunali in Sicilia, voti comprati per 50-70 euro, a seconda dei quartieri. «Voti comprati a gente povera che non ha di che dare da mangiare ai propri figli. È indispensabile togliere dalla povertà queste persone perché fino a quando saranno nella condizione attuale saranno sempre ricattabili».
I quattro giorni di attività non si sono articolati solo con i quattro forum ma anche con tre rappresentazioni teatrali che meritano di essere almeno citate: “Nel nome del figlio”, sulla figura di Felicia, si è tenuta il 7 nell’atrio del municipio; il giorno successivo, presso il cinema Alba, l’Associazione Metropolis di Castellammare del Golfo ha messo in scena una rappresentazione sulla figura di Rita Atria; a seguire l’Associazione Culturale Rozzano Rossa, del milanese, ha interpretato “Costretti a raccontare”, sulla difficile vita di giovani approdati a Rozzano da diverse regioni del centro-sud.
Il Forum si è concluso, come avviene da quasi 15 anni a questa parte, con il corteo che è partito dalla vecchia sede di Radio Aut a Terrasini ed ha raggiunto Casa Memoria a Cinisi. È stato un successo di partecipazione. Durante il percorso, due furgoni – uno dei giovani comunisti, l’altro dei giovani dell’associazione Radio Aut e dei collettivi universitari - lo hanno animato con canzoni “militanti”, non poteva mancare “Cento passi” dei Modena City Ramblers. Grande emozione si è provata quando il corteo è giunto in Corso Umberto, “Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai” è stato lo slogan urlato dal corteo. La mancanza di mamma Felicia si è sentita: lo scorso anno è stata trasmessa una sua intervista che aveva commosso, quest’anno l’assenza anche solo della sua voce ha disorientato, non si è capito bene se ci si dovesse sciogliere o raggiungere la piazza per il concerto finale. È mancato un punto di riferimento.
Il prossimo anno la partecipazione sarà maggiore perché sarà il 30°. Bisogna riflettere su come far andare bene il 31° e quelli a seguire, su come bisogna dare continuità alle iniziative nell’arco di tutto l’anno, non solo in occasione del 9 maggio, proposito auspicato ogni anno ma che resta tale.
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SalvoVitale: Peppino, un corpo estraneo
di Alessandra Fuccillo
Il Forum Sociale dell’Antimafia in onore di Peppino Impastato è un appuntamento ormai ricorrente a Cinisi.
Come si è evoluta la manifestazione negli aspetti della partecipazione, dell’organizzazione e del consenso?
La prima ricorrenza, quella del ‘79, è stata anche l’occasione per realizzare la prima manifestazione nazionale contro la mafia. E devo dire che in quel periodo è andata benissimo, nel senso che vi hanno partecipato un migliaio di persone, c’è stata una mostra organizzata dalla grande fotografa Letizia Battaglia e ci fu un corteo molto nutrito. Allora politicamente accadeva che Democrazia Proletaria aveva presentato per le elezioni nazionali una lista che si chiamava Nuova Sinistra, in cui era candidato Giovanni Impastato. Malgrado l’esperienza elettorale non abbia avuto i risultati che speravamo riuscimmo comunque ad ottenere sei deputati e un senatore. Ero candidato anche io, al Senato e ho preso circa 3000 voti. Se Democrazia Proletaria avesse avuto almeno due senatori sarei diventato senatore. Questo è stato uno dei miei pochi tentativi politici perché ora questo campo non mi interessa molto. E quindi quell’anno fu molto intenso e partecipato. Da allora invece è iniziata una sorta di fase di declino, se escludiamo gli anni 79-80, nei quali è andata molto bene: abbiamo organizzato un 9 maggio con Mario Capanna, un altro con Adele Faccia, con i radicali, con Mimmo Pinto, di cui ricordo come fosse ora, una frase un po’ desolante: Mimmo era un deputato di Lotta Continua che diceva spesso “noi diciamo che Peppino è vivo e che lotta insieme a noi ma Peppino è morto dobbiamo rassegnarci a questa idea e anche all’idea che l’hanno ucciso i mafiosi”. Negli anni successivi l’interesse è stato un po’ legato al caso giuridico: abbiamo avuto una chiusura dell’indagine da parte del giudice Caponnetto, come omicidio ad opera di ignoti. A questo seguì una riapertura delle indagini, con la quale si pensava di sfruttare testimonianze nuove, come quelle dei parenti americani e il viaggio di Luigi in America. Si verificò una nuova chiusura delle indagini nell’86. Abbiamo continuato ogni 9 maggio ad organizzare qualcosa fino al decennale, che ha visto la raccolta di tutti gli atti in un libro a cura di Umberto Santino dal titolo “L’antimafia difficile”, così intitolato perché è difficile sopravvivere e denunciare nel nostro modo di fare antimafia perché siamo fuori dai circuiti istituzionali e non abbiamo l’appoggio di partiti. Non ci sono mai state case editrici interamente disponibili a pubblicare i nostri libri e questo ci impedisce di comunicare anche con l’esterno.
Nelle annate successive ci siamo limitati a fare solo delle iniziative culturali con presentazioni di libri e sforzandoci di riepilogare la questione del caso giudiziario, continuando a chiedere l’incriminazione di Gaetano Badalamenti. Ci sono state delle fasi in cui i partecipanti ai nostri seminari del 9 maggio erano una ventina o poco più. Le cose sono cambiate dopo l’uscita del film I cento passi. Con il film la figura di Peppino è stata proiettata su scala nazionale e internazionale e molti, affascinati da questa icona, hanno cominciato ad individuare in Cinisi un punto di interesse e di attrattiva. Il punto più alto si è avuto due anni fa con la presenza dei Modena City Ramblers, quando ancora l’eco del film era grandissima e alla fiaccolata da Terrasini a Cinisi c’erano quasi 15.000 persone. L’anno dopo l’uscita del film (2001) abbiamo deciso di dar vita a un Forum Sociale Antimafia nel tentativo di raggruppare tutte le iniziative siciliane e non che si occupavano essenzialmente di antimafia. Questa nuova veste del 9 Maggio ha avuto nel 2001 il suo punto maggiore. L’anno in questione ha visto l’adesione di Libera, dell’Arci e dei ragazzi di Radio Aut di Trabia (Pa) e ovviamente del Centro Impastato. Quell’anno fu un 9 maggio ricco di partecipanti. Anche se bisogna specificare che abbiamo fatto un errore in quel momento: non abbiamo formalizzato il forum, non lo abbiamo istituzionalizzato, senza dargli una struttura direttiva, ma solo un programma di massima che voleva spiegare come, all’interno del fenomeno della globalizzazione dell’economia anche la Mafia diventa un fenomeno globalizzante e quindi anche all’’interno del movimento no global andava forse inserita la tematica antimafia come tematica fondamentale. L’appello non fu ben recepito, se escludiamo alcune piccole realtà siciliane. L’anno scorso si è avuto un discreto livello di partecipazione, con più di 5.000 persone. Quest’anno, invece, non ci sono numeri sbalorditivi, ma bisogna specificare che la disponibilità di quattrini è fondamentale: basta tener conto che per organizzare un concerto qualsiasi servono almeno 5000 euro e noi non li abbiamo. Fino a tre anni fa eravamo riusciti a coprire gran parte delle spese del Forum grazie ad una mobilitazione cittadina che ci sorprese piacevolmente: quando ancora non era stata resa nota la sentenza di condanna di Badalamenti, era successo che nel corso di una trasmissione su canale 5, Giovanni Impastato dichiarò che “c’era qualche avvocato - si riferiva a quello di Tano Badalamenti, Paolo Vullo - così imbecille da credere ancora che Peppino era un terrorista”. In effetti la posizione dell’avvocato rimase questa, anche nell’ultima arringa di difesa. Dopo queste parole l’avvocato denunciò Giovanni Impastato per diffamazione e ci fu un processo che lo condannò a pagare 1.500 euro di multa. La notizia finì su tutti i giornali e si innescò un meccanismo di solidarietà verso Giovanni in base al quale iniziammo a ricevere aiuti economici da molti cittadini: c’erano operai che inviavano piccole somme, associazioni che mandavano un po’ di più, lanciando un chiaro messaggio: “non preoccupatevi, la multa la pagheremo tutti assieme”. A poco a poco siamo riusciti ad avere la bella somma di 50.000 euro con cui si sono pagati quattro anni di spese del Forum. Quest’anno purtroppo non disponiamo di denaro sufficiente, ma siamo stati in grado di sostenere in qualche modo i costi del Forum. Devo precisare che nonostante qualsiasi difficoltà, il livello delle manifestazioni che abbiamo realizzato è stato sempre molto alto e dignitoso. La partecipazione non sempre, soprattutto quella degli abitanti di Cinisi.
Come si pone la cittadinanza locale nei confronti del ricordo di Peppino?
Indifferente. Peppino a Cinisi era e rimane un corpo estraneo, come dice l’attore che interpreta la mia parte nel film: “un nuddu miscato cu nenti”. È di fatto estraneo ad una cultura che è fondata su atteggiamenti mafiosi, su forme di menefreghismo, di parassitismo mentale e culturale. E così a Cinisi nessuno sente il bisogno di visitare la Casa Memoria (la casa di Peppino e Felicia diventata museo e centro di aggregazione), neppure le scuole di Cinisi, quando vengono a visitarci scuole di tutta Italia. Io spero che un giorno saremo più di cinque milioni a ricordarlo, quanto tutta la popolazione siciliana. Quest’anno al corteo non si sono presentati i candidati delle prossime elezioni, tranne quello del centrosinistra, gli altri sono interamente assenti, in tutti i sensi. Non c’è stato nemmeno il sindaco. A questa estraneità noi diciamo di no e diciamo anche che se non ci vogliono noi continueremo ad esserci!
Dagli anni in cui era in vita Peppino cos’è cambiato dell’azione mafiosa, quali campi controlla e come si arricchisce a livello locale?
Più o meno all’epoca di Peppino sapevamo chi erano i mafiosi: mi riferisco alla cosca di Badalamenti e di Trapani e a tutta una serie di altre famiglie e agli Impastato che gli stavano attorno. Il mafioso era facilmente identificabile, così come erano facilmente identificabili gli interessi, le proprietà, le attenzioni e i traffici mafiosi. Adesso, con la strategia dell’immersione di Bernardo Provenzano non sappiamo più tutto questo e i mafiosi oggi ci sono ma non hanno nomi, hanno i loro appalti sotterranei ma nessuno può dimostrare che questi siano appalti a gestione mafiosa. Non saprei dire se Cinisi o Terrasini pagano il pizzo al livello dei commercianti, perché dal loro territorio a suo tempo Badalamenti lo aveva escluso per avere il consenso della gente. Si ricorrevano ad altre forme quali il lavoro gratuito o il rifornimento di materiale gratuito da parte dei mafiosi presso chi lo vende però il pizzo come forma di estorsione vera e propria non c’era mai stata. Né io ritengo, per quel poco che riesco a saperne, che ci sia ancora oggi. C’è senza dubbio uno scambio di favori e varie forme di espropriazione mafiosa.
Per quanto riguarda i traffici di droga Punta Raisi adesso è un aeroporto molto sorvegliato e difficilmente i corrieri di droga riescono a passare mentre prima era facilissimo. Tuttavia questo non impedisce che Palermo e soprattutto Cinisi siano zone piene di cocaina. Per il resto bisogna dare un’occhiata alla presenza degli immigrati: essendo loro messi ai margini della nostra società spesso ricorrono a forme di spaccio, lavoro nero e altre forme di criminalità. Lo sfruttamento di questa gente qui è davvero impressionante.
Esistono modi della Mafia per infiltrarsi nell’Antimafia?
Sì e si tratta di una raffinatissima tecnica messa a punto negli ultimi anni. Faccio un banale esempio: il più grande commerciante di Palermo, un tale di nome Migliore, recentemente è stato al centro di una questione relativa ai pizzini di Bernardo Provenzano. Si è scoperto infatti che questo commerciante si era rivolto al mafioso per chiedergli il permesso di partecipare ad una manifestazione Antimafia. Altri commercianti chiedono addirittura di partecipare ad Addiopizzo insieme ad altri commercianti che in maniera onesta si affiliano. C’è stata anche un’indagine fatta dai ragazzi della mia ex scuola ai commercianti nella quale si è visto che molti di loro affermano di essere favorevoli al sistema del pizzo, che costituisce per loro il modo migliore di evitare problemi, non gli impedisce la salvaguardia del proprio locale e che così vivono tranquillamente. Contenti loro…
Quanto è coinvolta la Chiesa nel fenomeno mafioso?
Non c’è dubbio che la Chiesa, come la Mafia, come le Forze dell’ordine, come i rappresentanti politici sono il corpo sociale più rappresentativo di un paese e il mafioso è ben inserito in questo contesto. In quest’ambito il prete appartiene organicamente al gruppo di potere e per tanto in linea di massima non può schierarsi dalla parte dell’Antimafia, perché andrebbe un po’ contro quelli che lo sostengono. I mafiosi poi hanno sempre avuto e hanno un rapporto privilegiato con la religione: questo non va mai dimenticato. Cito le Bibbie di Provenzano come minimo esempio, mafiosi che possiedono cappelle private, oppure mi vengono in mente i Monaci di Mazzarino che avevano organizzato un racket di estorsioni terribili. Una canzone di Prefazio che dice: “Mafia e parrini si dettero la mano”….
Questi sono classici esempi di come la religione è punto di riferimento del mafioso. Dopo Dio, per il mafioso, il vice è il mafioso stesso, però allo stesso tempo non è neanche un vice, ma è equiparabile a Dio stesso. Ma approfondiremo più avanti questo tema.
La religione è uno strumento di potere e con esso si armonizza. Poi ci sono situazioni particolari, come quella di padre Agostino Coppola, di Partinico, il prete che ha sposato Totò Riina e Bagarella o quello di padre Giacinto che camminava con un mitra sotto la tunica…e potrei citare una serie infinita di cose che ti dimostrano che la Chiesa ha cominciato a cambiare un po’ atteggiamento solo dopo la violenta arringa di Giovanni Paolo II ad Agrigento nel ‘92, anche se spesso continua imperterrita nel suo ruolo di complice del fenomeno mafioso.
Una delle cose importantissime che mamma Felicia racconta nel suo libretto “La mafia in casa mia” è che Nino Badalamenti, cugino di don Tano, rimase nascosto un anno e sette mesi nella sagrestia di Cinisi: era il parroco che lo nascondeva.
Qual è invece il rapporto tra la Mafia e la P2?
Il rapporto con la P2 è un po’ più complesso perché di certo la Mafia è sopravvissuta tanto perché è un’organizzazione segreta, anche se ha avuto i suoi pentiti, come Buscetta che ne hanno rivelato l’organigramma: in quel momento questa sua segretezza è stata messa in discussione, al punto che si è dovuto destrutturate l’idea della cupola come organizzazione piramidale e pensare a tutta una serie di oasi che si auto-gestiscono, onde evitare che colpendone una non si colpisca l’intero sistema.
Un altro ruolo della P2 è quello relativo al controllo mediatico di questa. Licio Gelli diceva che “chi ha i mass media detiene il vero potere” e in effetti la generazione cresciuta negli anni ’80 ha raggiunto alti livelli di consumismo e di vera piattezza culturale. Tutto questo si è anche potuto verificare grazie a Berlusconi e al suo controllo sulle tv, con l’aiuto di tutte quelle leggi fatte dalla Dc a suo favore.
Quanto ha influito tutto questo sull’azione di contrasto alla Mafia?
Non dimentichiamo che proprio Licio Gelli aveva detto che con il governo Berlusconi si era realizzata l’idea di Italia che lui aveva sempre sognato: questa dichiarazione dice già tutto da sola. In Italia infatti oggi lo spazio del dissenso, soprattutto della sinistra è totalmente bloccato e non ha spazio né per esprimersi, né per comunicare. Il tutto a vantaggio delle classi dominanti.
Che effetto ti fa sapere che esistono dei circoli fondati in tutta Italia da Marcello dell’Utri, che si chiamano Circoli del Buongoverno?
Mi viene da sganasciarmi dal ridere!
Personaggi come Berlusconi e Cuffaro hanno davvero inventato un nuovo modo di comunicare oppure alla base del loro consenso c’è un potere politico di voti o di sistemi corrotti che li aiutano ad arrivare al potere?
Intanto bisogna fare una distinzione: il cuffarismo si incrocia con il berlusconismo ma non si identifica con esso. Il primo è l’erede totale (non ha inventato nulla da questo punto di vista) del clientelismo democristiano. Andreotti diceva “ Il potere logora chi non ce l’ha” e io aggiungo che il cuffarismo è l’uso del potere per procacciarsi il consenso elettorale. E quindi non solo del potere ma di qualsiasi spazio dell’economia e della vita delle persone. Il tutto è sotto una forma di controllo esasperato degno dei regimi totalitari. Quindi il cuffarismo è questo e la Dc di cui Cuffaro era ovviamente grande esponente, vive e si sviluppa in quest’ambito e questo è uno dei motivi per i quali difficilmente si può pensare in questa fase, ad un cambiamento di rotta così come Rita Borsellino aveva pensato e nel quale tutti noi speriamo.
Il radicamento sociale di questi aspetti deteriorati della concezione del potere è grande e lo dimostra il sistema del pizzo…I ragazzi di Addiopizzo dicono “un popolo intero che paga il pizzo è un popolo senza dignità”: di fatto i siciliani dimostrano di non avere molta dignità in tutto questo ma la loro mancanza di dignità sta in secoli di dominazioni straniere che siamo sempre stati costretti a sopportare e soprattutto nella disperata fame di lavoro e di sopravvivenza. È su questo che si innesta il cuffarismo che è ovviamente mafia a tutti gli effetti.
Il berlusconismo ha ereditato diversi aspetti e incorporato diverse fasce del Partito Socialista Italiano e della Dc. E così si spiega come ha potuto nascere dal nulla. Il berlusconismo ha anche una sua prospettiva più dinamica e più imprenditoriale rispetto al cuffarismo . Il berlusconismo è del tutto in prospettiva economica ma non in vista della crescita della nazione, ma delle classi privilegiate. E quindi è una concezione del potere non a vantaggio di tutti, non utilizza la totalità dei cittadini come possibili alimentatori del consenso. Utilizza i padroni del vapore perché sa che a sua volta questi hanno tutti i possibili tentacoli per controllare il bacino elettorale. Non è disposto a socializzare i risultati di queste ricchezze con la totalità, ma solo con i propri simili..
ANTIMAFIADuemila N°54














