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Back La rivista Editoriali Anno VII Numero 3 - 2007 N54

Anno VII Numero 3 - 2007 N54

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Lo Stato-Mafia contro lo Stato

Sembra di essere in una spy-story. Pedinamenti, intercettazioni, dossier segreti, spie e spioni. E invece no. Siamo in Italia, anno 2007.

Nello sgomento con cui apprendiamo queste informazioni ci rendiamo conto che una volta tanto possiamo scrivere di servizi che non sono quelli cosiddetti deviati, cui negli anni è stata scaricata la colpa di ogni nefandezza non sono deviati, ma sono proprio i servizi.

Controllavano, studiavano e mettevano all’indice i potenziali nemici del governo in carica, magistrati impegnati nelle inchieste più delicate di mafia e politica o terrorismo, considerati nemici, da “disarticolare”.
Siamo al paradosso. Lo Stato che si deve guardare le spalle dallo Stato-mafia.

C’è una strana tensione nell’aria, un’inquietante clima di cambiamenti indotti, di equilibri forzati al limite, pronti per essere ancora una volta alterati.
La schedatura dei giornalisti nemici poi solleva nell’aria un maleodorante olezzo di guerra fredda e l’indicazione viene anche dal termometro mafioso con questo ritorno dei boss siculo-americani e l’inaugurazione sanguinosa del dopo Provenzano.
Una nuova Cosa Nostra molto filo-americana che potrebbe tornare utile nei prossimi scenari di guerra che l’armata statunitense sta già delineando, così come fu per la strage di Portella della Ginestra e per la base dei missili a Comiso.

La Sicilia mafiosa, quella dei criminali che sottomette la Sicilia degli onesti, è già predisposta ad accogliere istanze d’Oltreoceano garantite sia da Totuccio Lo Piccolo che da Matteo Messina Denaro che nel suo territorio ospita i legami tra servizi segreti, massoneria e poteri oscuri di ogni genere. Pronto a elargire favori per riceverne in egual misura.
Non si prevede nulla di buono all’orizzonte, tanto meno da questo governo che sta ripresentando la medesima politica fallimentare del ’96 e che nasconde la propria disfatta dietro la facciata di un nuovo partito, che di nuovo non ha nulla, nemmeno nelle parole di esordio del suo pseudo portavoce Walter Veltroni che, ovviamente, non ha fatto menzione di lotta alla mafia e di recupero di capitali illeciti da investire nelle strutture più bisognose del nostro Paese, magari da destinare alle vittime della mafia cui ora, ufficialmente, oltre alla verità, vengono negati anche i fondi che spetterebbero loro di diritto. Fondi che invece, ovviamente, non mancano per spiare magistrati e giornalisti in prima linea e per finanziare il riarmo delle “missioni di pace”.

Giorgio Bongiovanni

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